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Cosa sappiamo dell’aggressione di Lambrate

La serata di mercoledì a Piazza Bottini, davanti alla stazione di Lambrate è stata turbata da un atto di violenza. Alle 23:20, precisamente dal binario 12 della stazione, sassi cominciarono a volare in varie direzioni, minacciando sia i treni in transito che i passanti nei paraggi, inclusi i viaggiatori dell’adiacente metrò.

Tra le vittime, una donna italiana di 55 anni, che è stata colpita alla testa da una delle pietre mentre si trovava all’ingresso del metrò. È stata prontamente assistita e trasportata al Fatebenefratelli in condizioni non gravi.

Una segnalazione della polizia ferroviaria ha allertato le autorità competenti, che hanno inviato rinforzi sul posto, inclusi agenti delle Volanti, per far fronte alla situazione di emergenza. Giunti sul luogo, gli agenti hanno individuato e bloccato un uomo di 37 anni, successivamente identificato come Hasan Hamis, il presunto aggressore responsabile del lancio dei sassi.

Hamis è stato rintracciato nei pressi della tettoia dove alcune persone senza dimora trovano rifugio. Tuttavia, non è stato facile fermarlo: tentando di fuggire, si è diretto lungo i binari verso la stazione Centrale, manifestando segni evidenti di agitazione e squilibrio psichico.

Date le circostanze e la pericolosità della situazione, gli agenti della Polizia hanno dovuto adottare misure drastiche per neutralizzare l’aggressore. È stato così che è stato impiegato il taser per immobilizzare Hamis e porre fine alla sua fuga. L’incarico di utilizzare il taser è stato affidato a Christian Di Martino, viceispettore di 35 anni, che ha sparato i fili elettrificati per neutralizzare l’uomo.

Il taser che non fa il suo dovere e l’aggressione con un coltello

Uno dei dardi del taser raggiunge la gamba di Hamis, mentre l’altro, per un colpo di fortuna, impatta sul giubbotto senza completare il circuito elettrico necessario per attivare la scarica elettrica. In questo frangente critico, il taser si rivela inefficace contro il 37enne.

Il viceispettore di Martino sfrutta l’effetto distrattivo della nube di “coriandoli” generata dall’attivazione del taser si avvicina all’aggressore per tentare di immobilizzarlo, il marocchino però estrae un coltello da cucina e vibra tre fendenti, uno dei quali superficiale mentre gli altri due penetrano profondamente, causando gravi lesioni al rene e al duodeno.

Le forze dell’ordine sono poi riuscite a immobilizzare l’aggressore che è stato immediatamente arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Tuttavia, l’aggressione ha lasciato anche altri feriti, seppur in modo meno grave: due agenti scelti della Polfer hanno riportato lesioni lievi, guaribili entro tre giorni.

Il 37enne di origine marocchina, in Italia senza un regolare permesso di soggiorno e con precedenti per reati contro le persone, il patrimonio e resistenza a pubblico ufficiale è stato arrestato per tentato omicidio e portato al carcere di San Vittore in attesa della convalida davanti al gip. 

L’intervento e le trasfusioni

Di Martino è stato trasportato in condizioni critiche al Niguarda a causa di una grave emorragia interna. Le ferite riportate hanno richiesto un intervento chirurgico di estrema urgenza, protrattosi per ben quattro ore, durante le quali il viceispettore ha dovuto sottoporsi a ben 70 trasfusioni di sangue.

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