Il 6 maggio è stata la giornata dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi d’ansia, un’occasione importante per fermarsi a riflettere su un tema che riguarda sempre più persone e che spesso viene vissuto con paura, vergogna o senso di impotenza.
Molto spesso, durante le sedute, i pazienti arrivano chiedendo un “antidoto” contro l’ansia: una tecnica immediata, uno strumento rapido, qualcosa che consenta di interrompere subito quella sensazione percepita come insostenibile.
Ma prima di cercare una soluzione, è importante fare un passo indietro.
Che cos’è l’ansia?
L’ansia è un’emozione complessa, strettamente collegata alla paura. Non nasce per caso: si attiva quando la nostra mente percepisce una situazione come minacciosa o pericolosa, anche quando il pericolo non è realmente presente o non è proporzionato all’intensità della reazione.
Durante una seduta, ho posto questa domanda a una paziente che soffre di attacchi di panico. La sua risposta restituisce con grande forza la profondità di questa esperienza:
“L’ansia è un’anima che ti entra dentro e che ti sottrae dal tuo corpo, lasciandoti una sensazione di vuoto di cui hai paura. Contemporaneamente, nasce in te una forza che instilla crescenti pensieri negativi, dai quali non riesci a liberarti e che impediscono di connetterti con il presente e con il corpo.”
Questa descrizione racconta bene una sensazione molto comune: la fuga dal presente. Nel momento in cui l’ansia diventa molto intensa, la paura prende il sopravvento sulla parte più razionale della mente. La corteccia cerebrale, coinvolta nei processi cognitivi e decisionali, viene temporaneamente messa in secondo piano, mentre il corpo viene guidato dal sistema limbico e, in particolare, dall’amigdala.
In quel momento, l’organismo sembra avere a disposizione solo tre possibilità: attacco, fuga o blocco.
Perché l’ansia ci fa perdere il controllo?
L’ansia nasce come meccanismo di protezione. La mente, nel corso della storia personale di ciascuno, può aver imparato a creare uno stato di iperallerta per rispondere a ciò che viene percepito come pericoloso.
Il paradosso è che questo stato di iperattivazione, nato per proteggerci, può produrre l’effetto opposto: la sensazione di perdere il controllo.
Utilizzo il termine “ha imparato” perché, molto spesso, l’ansia è anche un meccanismo appreso. Pensiamo, ad esempio, a una famiglia abituata a rispondere con forte allarme emotivo anche a situazioni che non richiederebbero un simile investimento energetico. Un bambino che cresce in questo clima può interiorizzare quelle modalità di risposta, facendole proprie e attribuendo loro un significato specifico.
Con il tempo, queste strategie possono diventare automatiche: il corpo e la mente reagiscono prima ancora che la persona riesca a comprendere davvero che cosa stia accadendo.
L’ansia non va solo eliminata: va compresa
È comune pensare che l’ansia sia uno stato negativo da eliminare il prima possibile. In realtà, quando l’ansia è presente, è importante provare a comprenderne il significato.
L’ansia porta con sé informazioni preziose: parla del modo in cui una persona vive il mondo, affronta le relazioni, interpreta il pericolo, percepisce se stessa e le proprie risorse.
È come se fosse portatrice di un messaggio nascosto, che chiede di essere decodificato.
Per iniziare a comprendere questo messaggio, può essere utile porsi alcune domande:
Da dove nasce questa ansia?
In quale parte del corpo la sento?
Che cosa mi manca in questo momento?
Qual è il bisogno sottostante?
In quali situazioni si manifesta con maggiore intensità?
Che cosa racconta di me questo meccanismo?
Solo rispondendo a queste domande diventa possibile aumentare la consapevolezza di ciò che accade dentro di noi. E solo a partire da questa consapevolezza si può lavorare in modo più profondo anche sulla sintomatologia.
Che ruolo ha il corpo nei disturbi d’ansia?
Il corpo sente, somatizza e manifesta ciò che accade dentro di noi. Quando l’ansia si accende, è comune sperimentare tremori, sudorazione, palpitazioni, affanno, senso di oppressione al petto e difficoltà respiratorie.
Il corpo sembra non essere più sotto il nostro controllo. Può diventare qualcosa di estraneo, un involucro percepito come separato da sé.
Allo stesso tempo, la mente accelera. I pensieri negativi diventano più accessibili e possono assumere forme molto dure:
“Non ce la faccio.”
“Sono un fallimento.”
“Non sarò mai in grado di affrontare questa situazione.”
“Sto perdendo il controllo.”
Quando questi pensieri prendono piede, i sintomi corporei possono amplificarsi ulteriormente, fino a trasformarsi in un attacco di panico.
Ansia e attacchi di panico: quando chiedere aiuto
Rivolgersi a una psicologa o a uno psicologo è un primo passo importante per dare valore a ciò che si sta provando. L’ansia non è un capriccio, non è debolezza e non è qualcosa da liquidare con frasi come “devi solo stare tranquillo”.
All’interno di un percorso psicologico, è possibile attribuire un significato all’ansia, comprenderne l’origine e riconoscere le modalità con cui si manifesta nella vita quotidiana.
Per chi vive a Milano e sta attraversando un periodo caratterizzato da ansia, attacchi di panico o forte attivazione emotiva, iniziare un percorso con una psicologa può aiutare a recuperare un senso di stabilità, presenza e continuità con se stessi.
Come lavorare sull’ansia?
Il lavoro sull’ansia può avvenire su più livelli. Da una parte è importante esplorare la storia personale, le relazioni, i vissuti emotivi e i significati attribuiti alle esperienze. Dall’altra, è fondamentale lavorare anche sul corpo, perché è proprio il corpo a segnalare con forza lo stato di attivazione.
Alcune tecniche possono aiutare a recuperare il contatto con il presente e ad abbassare l’intensità dell’attivazione emotiva.
Tra queste, possono essere utili:
- concentrarsi sulla respirazione;
- praticare la respirazione quadrata;
- sedersi e appoggiare le mani sulle gambe, massaggiandole lentamente;
- appoggiare una mano sul cuore, focalizzandosi sul rallentamento del battito;
- riportare l’attenzione alle sensazioni corporee presenti, senza giudicarle.
Questi strumenti permettono alla mente di spostarsi gradualmente dai pensieri negativi al corpo, aiutando la persona a percepire il contesto come meno incontrollabile.
Dare un nuovo significato all’ansia
Recuperare la percezione del presente, abbassare l’attivazione emotiva e liberare la mente da pensieri intrusivi è il primo passo per poter guardare l’ansia con maggiore lucidità.
Da lì, diventa possibile indagarne la storia, comprenderne il messaggio latente e attribuirle un significato nuovo, più elaborato e consapevole.
L’obiettivo non è semplicemente “spegnere” l’ansia, ma imparare ad ascoltarla, comprenderla e trasformarla in una possibilità di conoscenza di sé.
Anna Marta Parmesani, psicologa a Milano
La dott.ssa Anna Marta Parmesani, psicologa a Milano, accompagna adulti e giovani adulti in percorsi psicologici dedicati alla comprensione dell’ansia, degli attacchi di panico e delle difficoltà emotive.
Attraverso uno spazio di ascolto professionale e accogliente, il percorso psicologico aiuta a dare significato al malessere, ritrovare maggiore consapevolezza e costruire nuove modalità per affrontare ciò che accade dentro e fuori di sé.


