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Banda del finto carabiniere, 21 arresti

Furti agli anziani per 2,5 milioni, sequestrati oro e lusso

I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno sgominato una banda specializzata in furti agli anziani, agendo con la tecnica del finto carabiniere. Ventuno persone sono state accusate di associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio. Tra loro, sei sono finite in carcere, nove agli arresti domiciliari, cinque sottoposte all’obbligo di dimora, mentre un indagato era già detenuto per altri reati. A coordinare le attività illecite, secondo l’accusa, era Caterina Iussi, 96enne di origine sinti, capostipite e figura chiave del gruppo, che avrebbe partecipato attivamente alla gestione della base logistica e alla ricettazione dei beni rubati.

Le indagini, avviate dopo numerose denunce di anziani derubati, hanno ricostruito dodici furti, per un bottino complessivo stimato in due milioni e mezzo di euro. Le vittime, quasi sempre persone anziane, venivano adocchiate al rientro dalla spesa e convinte a far entrare in casa i malviventi, spacciatisi per militari dell’Arma con cappellini e fasce contraffatte. Una volta all’interno, i truffatori simulavano ispezioni o controlli, distogliendo l’attenzione delle vittime per derubarle di contanti, gioielli e oggetti di valore.

Durante le perquisizioni, i carabinieri hanno sequestrato 43.000 euro in contanti, lingotti d’oro, borse di lusso (Chanel, Hermes, Gucci, Louis Vuitton), orologi Rolex, gioielli con diamanti, radio trasmittenti, scanner per microspie, targhe clonate e due pistole scacciacani. In precedenza, erano già stati recuperati 15.000 euro in contanti, orologi e gioielli per un valore di circa 500.000 euro. Tra gli episodi più gravi, quello ai danni di Maria Teresa, 83enne derubata di 5.000 euro — secondo la denuncia — ma che, dalle intercettazioni, sarebbero potuti essere 27.000. Mirko Papaleo, uno degli indagati, si vantava in una telefonata: “Abbiamo fatto una cosa rapida e indolore oggi.”

Il gip, nell’ordinanza, ha sottolineato “l’altissimo grado di pericolosità degli indagati” e “la capacità del clan di fare gruppo per eludere le indagini”, contando su omertà e solidarietà interna. Tra gli indagati figura anche un agente di polizia in servizio alla Questura di Milano, compagno di una delle principali accusate, che avrebbe svolto il ruolo di palo durante i furti. Le vittime, come la signora Luciana, hanno descritto nei verbali lo spaesamento e la vergogna provati dopo i furti, spesso sottostimando l’entità del bottino per timore o imbarazzo. Le indagini proseguono per accertare eventuali altri episodi e complicità.

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