Fra i tanti e irrisolti problemi della sanità, abbiamo la questione riguardante le mutue private, chiamate anche fondi, che un numero sempre crescente di cittadini “privilegiati” dispone. Non ci sarebbe nulla di male, se non si fosse creato in seno alle cliniche private la doppia corsia. Per dirla in parole chiare: quando si chiede una prestazione medica o un esame diagnostico ad ospedali e cliniche private, ma convenzionate con il Sistema sanitario nazionale, vi parlano di attese di mesi e talvolta di anni. Viceversa quando fate presente all’addetto alla prenotazione che disponete di un’assicurazione che copre il costo degli esami, le cose cambiano; non si parla più di attese lunghe, ma solo di settimane o addirittura di pochi giorni. Tutto legale; nulla da dire, ma la Fondazione Gimbe, presieduta da Nino Cartabellotta, dimostra, dati alla mano, che attraverso questo meccanismo il privato sta impoverendo il Servizio pubblico, sottraendo ingenti risorse.
In buona sostanza. Chi ha un’assicurazione “salta la fila” ed ottiene subito le prestazioni.
Ci troviamo all’inizio -di fatto- di fronte a una privatizzazione silenziosa della sanità. Attraverso questo meccanismo “l’operatore privato della sanità, acquisisce ingenti risorse economiche, che gli consentono di espandersi. È il caso del cosiddetto San Donato, che partendo con la sola clinica privata Città di Pavia negli anni ‘60, nel 1969 apriva l’ospedale sandonatese di via Morandi (come ricorda la prima pagina del nostro giornale di quell’anno). Pare che San Donato sia il più grande Gruppo privato d’Italia nel ramo.
Il Gruppo San Donato, conta ai nostri giorni circa 48 strutture ospedaliere compreso il San Raffaele e ambulatori vari.
Di fronte a una situazione preoccupante, che in prospettiva prefigura “una dittatura del privato e un ruolo secondario per il sistema pubblico”, che fare? Gli esperti di Gimbe sostengono che solo un provvedimento legislativo del governo, teso a stabilire che assicurazioni e fondi privati, possano solo integrare le prestazioni offerte dallo Stato, potrebbe interrompere questo giro vizioso, che sta portando il nostro sistema sanitario allo sfascio.
Così facendo si eliminerebbe una pericolosa diseguaglianza fra i cittadini. Ogni euro destinato alle assicurazioni è tolto ad ospedali pubblici e ai nostri medici.
Tradotto in soldoni, cliniche e ospedali privati convenzionati con SNN, incassano il 39,5 % della spesa sanitaria dell’Italia; in alcune aree del Paese arriva al 50%. Il governo corra ai ripari; è una situazione a dir poco preoccupante.
Roberto Fronzuti



