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Due arresti per traffico illecito di rifiuti, contestata l’aggravante di associazione mafiosa

Disposto il sequestro di due società e di somme per oltre 350.000 euro. Perquisite abitazioni ed uffici. Altri tre soggetti indagati a piede libero.

Nella mattinata del 6 maggio i militari dei Nipaaf, Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale), hanno arrestato due italiani, ora ai domiciliari, residenti in Provincia di Milano e disposto il sequestro di due società di cui una si occupava materialmente una cava e da un impianto di trattamento di rifiuti nella zona sud-ovest di Milano.

Oltre alle società sono stati sequestrati 354.772 euro, presumibilmente proventi degli illeciti.

Le indagini

Un camion con rifiuti illegali all’ingresso dell’impianto

L’indagine, riferita principalmente al settore dei rifiuti derivanti da demolizioni e scavi, scaturisce da approfondimenti eseguiti sull’operato della società EcolService Srl già coinvolta nella precedente indagine “Mensa dei Poveri”.

Il lavoro degli investigatori ha fatto emergere come le società coinvolte, per abbattere i costi di smaltimento, utilizzassero un consolidato metodo illecito di gestione delle macerie e di rifiuti potenzialmente pericolosi che avrebbero richiesto un trattamento particolare e obbligatorio per legge.

Tale obbligo veniva invece costantemente “bypassato” tramite una falsa classificazione con codici riferiti a materiali non pericolosi. Ulteriori falsificazioni venivano fatte su documentali erano poi utilizzati per “mascherare” l’illecita gestione e “far quadrare i conti” nei vari adempimenti.

Il traffico illecito era poi reso possibile grazie alla connivenza di una cava con annesso impianto di trattamento rifiuti. Il monitoraggio video del sito di cava ha permesso poi di accertare come le condotte illecite dell’impianto fossero generalizzate.

Le intercettazioni

Dalle intercettazioni è emerso come uno dei principali conferitori di rifiuti edili, terre e macerie al sito in sequestro fosse il titolare di alcune ditte riconducibili a personalità di spicco dell’organizzazione criminale definita “locale di Corsico Buccinasco” ed intrattenesse rapporti diretti con i responsabili dell’impianto per definire di volta in volta le modalità illecite di conferimento.

“…ma se porti quello ci vogliono le analisi chimiche é…”
” Scrivo cemento dai…”
“E’ lo so però.. tanto scrivi lo stesso… quello che hai sempre fatto… altrimenti dobbiamo fare le analisi… quanta roba hai da portare?”

“A me crea un casino pazzesco perché poi vola va sul lago… è un macello. …… ho dovuto metter lì due persone a staccare il polistirolo, bruciarlo poi va via col vento, mi va sul lago e mi viene fuori un danno della madonna…”
“L’unica preoccupazione è di stare attenti… alla corretta situazione ambientale nostra. E basta. Questo è il discorso”

“Eh questo è ovvio. Ora… l’importante è non andare… sotto i riflettori”

I riflettori delle forze dell’ordine erano però già ben accesi e con loro anche le telecamere di sorveglianza. Il monitoraggio del sito di cava ha permesso di accertare come le condotte illecite dell’impianto fossero generalizzate, costanti e rivolte sia ad una pluralità di conferitori “abusivi” sia ad imprese colpite da interdittiva antimafia.

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