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Dalla strada a casa propria. apre casa Valter

A Lambrate il co-housing di Sant'Egidio per i senza dimora

Domenica scorsa, in via Pacini, la Comunità di Sant’Egidio ha aperto le porte di Casa Valter, un appartamento nel quartiere di Lambrate destinato a ospitare persone che hanno vissuto per anni in strada. L’inaugurazione ha avuto un ospite a sorpresa, l’attore Lino Guanciale, protagonista dello spettacolo Miracolo a Milano al Piccolo Teatro, che insieme al collega Michele Dell’Utri e al regista Claudio Longhi, ha visitato la nuova abitazione insieme a Vito, Luciano e ai volontari di Sant’Egidio. 

Il parallelismo con lo spettacolo non è casuale. La vicenda di Totò, bambino in orfanotrofio e poi barbone proprio a Lambrate, si intreccia con il boom edilizio milanese degli anni Cinquanta, risuonando con la domanda che attraversa la pièce: chi costruisce le case per i poveri? Settant’anni dopo, la risposta che Sant’Egidio prova a dare è concreta e senza scadenza.

Il progetto si ispira al modello housing first, elaborato dallo psicologo statunitense Sam Tsemberis, che individua nell’accesso diretto all’abitazione il primo e imprescindibile passo per il reinserimento sociale. Ma la Comunità va oltre la teoria: “La casa deve essere per sempre”, spiega Ulderico Maggi di Sant’Egidio, “È quella sicurezza che si è frantumata nella vita di queste persone. In strada troviamo gente traumatizzata dalla precarietà. Pensare di dover riuscire a risollevarsi in breve tempo fa troppo male, non aiuta chi è molto compromesso dalla vita di strada.”

Attualmente a Casa Valter convivono due uomini anziani dopo anni trascorsi sul marciapiede, in attesa del terzo coinquilino, in un appartamento che ha sostituito per sempre il selciato della stazione. Tra chi ha contribuito alla sua nascita c’è anche Gianni, un altro senza dimora: ha scelto di destinare i propri risparmi al progetto “perché quelli di Sant’Egidio sono stati i primi ad accorgersi di me.”

Casa Valter non è un caso isolato. A Milano, Sant’Egidio accompagna centinaia di persone senza dimora attraverso una rete articolata: esperienze di housing pubblico e privato, la Caffetteria dell’Amicizia (centro diurno aperto tre mattine a settimana con colazione, docce, assistenza medica e legale) e sei unità di strada serali e notturne presso le stazioni di Garibaldi e Cadorna, nel centro e in zona Tibaldi. 

Accanto all’intervento abitativo, Sant’Egidio rilancia anche su altri fronti: la creazione di spazi informali e accessibili dove trovare ascolto, una maggiore integrazione tra servizi sociali e sanitari per affrontare dipendenze e disturbi psichici, e un linguaggio più rispettoso che riconosca la storia delle persone oltre la loro condizione di marginalità. 

Un programma che guarda alla persona prima che al problema.

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