Un’organizzazione ben strutturata, con base operativa a Milano, avrebbe gestito un vasto giro di prostituzione nascosto dietro falsi centri massaggi nel Bellunese. L’indagine dei carabinieri di Sedico, coordinata dalla Procura di Belluno, ha portato alla scoperta di tre appartamenti utilizzati come case di prostituzione nei comuni di Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al vertice della rete ci sarebbe una donna cinese residente a Milano, ritenuta la regista dell’intero sistema. Attraverso un centralino telefonico attivo nel capoluogo lombardo, la donna organizzava appuntamenti, gestiva le richieste dei clienti e coordinava il continuo spostamento delle ragazze tra le varie strutture.
Le abitazioni, prive di insegne e difficili da individuare dall’esterno, funzionavano come veri e propri centri clandestini. All’interno i carabinieri hanno trovato 23 donne asiatiche, tra i 40 e i 50 anni, costrette a vivere in condizioni di forte isolamento e controllate costantemente dall’organizzazione.
Le prestazioni sessuali venivano pubblicizzate online tramite annunci e avevano prezzi compresi tra 50 e 100 euro. Gli investigatori hanno documentato un continuo via vai di clienti, con appuntamenti fissati a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro. Solo nella struttura di Sedico sono stati registrati oltre cento accessi in appena due settimane di monitoraggio.
L’organizzazione, secondo gli inquirenti, poteva arrivare a incassare fino a 60mila euro al mese. Durante le perquisizioni i militari hanno sequestrato oltre 1.300 preservativi e documenti contenenti la contabilità del presunto racket.
Complessivamente risultano indagate undici persone, accusate a vario titolo di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per i due principali responsabili — la donna residente a Milano e il presunto addetto alla logistica — il giudice ha disposto il divieto di dimora nella provincia di Belluno.



