Un’antica leggenda, tramandata dai lontani abitanti, narra che nel lago Gerundo vivesse un drago chiamato Tarantasio.

Ebbene, fra storia e leggenda, nel territorio compreso tra Milano, Bergamo, Lodi, Crema e Cremona, esisteva un grande lago, ampio più del Lago di Como (circa 200 km quadrati) chiamato Gerundo.

Eppure nelle cronache del lontano Alto medioevo troviamo descritto questo mare inospitale e in gran parte malsano. Anche al tempo dello studioso naturalista lombardo Plinio il Vecchio (I sec.d.C.) e dello storico longobardo Paolo Diacono (VII sec., d.C.) si fa cenno di questo grande specchio d’acqua e lo si definisce paludoso e  insalubre. Il lago profondo non più di dieci metri conteneva una lunga striscia di terreno chiamata Mosa che andava da Caravaggio a Castelleone Cremonese, sulla quale sorse la città di Crema (V sec. d.C.). 

La toponomastica di alcuni centri circostanti riportano vie o piazze col nome di Gerundo; come Zelo Buon persico – Maleo – Arzago d’Adda – Camairago – Brignano Gera d’Adda – Casei Gerola.

Il Gerundo si formò quindi in epoca lontanissima (pleistocene) in seguito alle frequenti esondazioni dei fiumi Adda, Oglio, Serio, Brembo. 

L’etimologia della parola Gerundo ci porta al termine originario di Gera (ghiaia) per l’esistenza di numerosi meandri fluviali. 

Durante il Medioevo si tentò invano una parziale bonifica di questo territorio, ma la vera ed estesa sua bonifica fu compiuta con tenacia e competenza dai monaci cistercensi delle abbazie vicine come Chiaravalle – Morimondo – Cerreto e prima ancora dai monaci benedettini e cluniacensi. Questi interventi furono preziosi a tal punto che il grande “mare lombardo”, a partire dal Xl secolo andò riducendosi via via nei due secoli successivi. 

La leggenda del drago Tarantasio

Lago Gerundo Tarantasio

Ma al Gerundo è legata un’antica leggenda tramandata dai lontani abitatori per via orale e mnemonica: sembra che ci vivesse in quelle acque un drago chiamato Tarantasio, una specie di mostro di “Loch Ness” nostrano che terrorizzava, sistematicamente i suoi abitanti minacciando di divorare i bambini. Ii suo fiato pestilenziale ammorbava costantemente l’aria con un odore assimilabile a quello del metano, elemento invero non conosciuto da quegli antichi abitatori.

Lago Gerundo Tarantasio

Il mostro, sempre secondo la leggenda, fu ucciso dal nobile cavaliere Uberto Visconti di Milano il cui casato adottò come stemma la raffigurazione di un biscione divoratore di bambini, poi divenuto simbolo della città di Milano. 

Altre fonti, tra storia e leggenda, attribuiscono la fine delle malefatte del Tarantasio addirittura a S. Cristoforo, protettore dei bimbi, che avrebbe ucciso il drago, o addirittura all’imperatore di Germania Federico Barbarossa che scarrozzò in Lombardia per lungo tempo. 

L’immagine stilizzata di questo mostro misterioso sarebbe stato collocato in un altro stemma: il cane a sei zampe adottato dall’Eni

Ezzelino da Romano Lago Gerundo Tarantasio

Infine una leggenda popolare sosterrebbe che il drago sarebbe venuto alla luce dalle carni, putrefatte del sanguinario condottiero Ezzelino da Romano morto a Soncino nel 1259. Questo inquietante personaggio è conosciuto dalla storia come truce e crudele e considerato il più perfido  sanguinario del Medioevo. Aveva come suocero Federico Il imperatore e nutriva la spiccata ambizione di sottomettere tutto il Nord dell’Italia. Dante, nell’Inferno, lo colloca fra i tiranni “…Che dir nel sangue e nell’aver di piglio…”

Osmano Cifaldi

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