Nei giorni scorsi, dopo anni di lotta contro il sistema sanitario, è mancata la signora Maria Cristina Gallo di anni 56. Abitava a Mazara del Vallo. Era malata di tumore, ma la sua morte non è stata accidentale; è stata condannata dalle insufficienze del nostro Servizio Sanitario Nazionale, che le consegnò con otto mesi di ritardo l’esame istologico. Purtroppo, non è il solo caso; sono migliaia in Italia gli appuntamenti mancati dal nostro SSN, che hanno impedito ai malati di curarsi in tempo. Nella provincia di Trapani sono stati contati 200 casi con ritardo di otto mesi, nella consegna dell’esame istologico.
I soliti negazionisti, coloro che nascondono la realtà, diranno che sì, è vero quello che è successo in Sicilia, ma che si tratta di casi limite e che tutto va bene. Anche in questo contesto emerge il colpevole gioco delle parti, fra la minoranza che accusa e la maggioranza di governo che assolve tutti. E’ un disdicevole gioco al massacro ai danni dei cittadini bisognosi di cure salvavita .
La durata delle liste d’attesa in Italia dovrebbe variare in base alla classe di priorità della prestazione stabilite dal SSN: le urgenze dovrebbero essere garantite entro 72 ore, le prestazioni brevi entro 10 giorni, le differibili entro 30-60 giorni e le programmabili entro 120 giorni; tutto questo in teoria, ma i fatti raccontano ben altro. I dati ufficiali sui tempi di attesa per visite diagnostiche ed esami specialistici relativi ai primi mesi del 2025, fanno emergere come il Servizio Sanitario Nazionale rispetti i tempi di attesa massimi (stabiliti in base all’urgenza) solo per metà delle prestazioni; l’altro 50% dei pazienti, è condannato alle lungaggini.
Il nostro giornale segue da anni i problemi della sanità, ma non si vedono progressi a riguardo. Sei milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, complice il SSN che non funziona, ma anche dall’impoverimento del ceto medio che vede erodersi anno dopo anno i propri redditi dall’inflazione e conseguente caro prezzi; i cittadini fanno fatica a pagare i ticket. Il governo evidenzia aumenti di fondi per la sanità che non coprono neppure l’inflazione.
ANTICHI PROBLEMI
Dopo 50 anni dall’entrata in vigore delle Regioni, e della scelta sciagurata del governo del tempo di regionalizzare la sanità, emergono le disuguaglianze fra Nord e Sud.
La carenza endemica del personale, che fa scadere il livello delle prestazioni.
E che dire dei pronto soccorso? Da anni e anni ne denunciamo il sovraffollamento e la inadeguatezza, non solo in termini di personale e il più delle volte anche strutturali (ambienti insufficienti e angusti). Come si può uscire da questa situazione? Ripensando l’intero Sistema Sanitario Nazionale e mettendo a disposizione le risorse governative adeguate.
Non siamo più fra i primi Paesi al mondo in fatto di sanità. Le classifiche Ocse ci indicano come fanalino di coda d’Europa; siamo una nazione che rischia di essere risucchiata nel Mediterraneo.
Fronzuti Roberto


