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Il Leoncavallo partecipa al bando San Dionigi

Il centro sociale chiede al Comune bonifiche e fognature

Il centro sociale Leoncavallo ha ufficializzato la propria candidatura al bando comunale per la concessione dell’immobile di via San Dionigi, nell’area sud-est della città. La decisione arriva dopo lo sfratto dalla storica sede di via Watteau, avvenuto lo scorso agosto, e segna un passaggio cruciale per il futuro di una delle realtà più longeve dell’associazionismo milanese.

“L’avevamo detto, l’abbiamo fatto. Abbiamo partecipato alla manifestazione d’interesse per lo spazio di Via San Dionigi a Milano”. Ha scritto il centro sociale Leoncavallo sul suo profilo Instagram. “

Il bando, promosso da Palazzo Marino, è rivolto a enti del terzo settore, associazioni culturali e cooperative. Prevede la concessione di spazi pubblici con l’obbligo di presentare un progetto di recupero e gestione. Ma il nodo principale riguarda i costi: secondo le stime, la riqualificazione dell’immobile di via San Dionigi richiede interventi strutturali per oltre 2 milioni di euro, tra bonifica dell’amianto, collegamento alla rete fognaria, impianti antincendio e adeguamenti di sicurezza.

Il Leoncavallo ha chiesto che queste opere siano finanziate dal Comune, sostenendo che si tratta di lavori indispensabili per rendere l’edificio agibile. “Non possiamo affrontare spese di questa portata – spiegano dal collettivo –. Il rischio è che il bando escluda proprio le realtà più radicate sul territorio”. Palazzo Marino, per ora, ha proposto di compensare i costi con una riduzione del canone di concessione, soluzione giudicata insufficiente dagli attivisti.

Il centro sociale, nato nel 1975 e punto di riferimento per iniziative culturali e sociali, rivendica il proprio ruolo storico e chiede un confronto più ampio sulle politiche di assegnazione degli spazi pubblici. “Non vogliamo solo un nuovo indirizzo – affermano – ma un riconoscimento del valore sociale che abbiamo costruito in cinquant’anni di attività”. Il collettivo non esclude, inoltre, la possibilità di tornare nella sede di via Watteau, definendo questa ipotesi “ancora percorribile”.

Nel post su Instagram non manca la polemica: “… ci rendiamo conto che non c’è stato il coraggio politico, di percorrere le numerose strade possibili per evitare lo sgombero e riconoscere una parte della storia della città e il lavoro di oltre 50 anni. Ma guardiamo avanti, sapendo che la nostra partecipazione va oltre le regole imposte e ne propone di nuove, per tutti”

Il bando è scaduto nei giorni scorsi e ora il Comune dovrà valutare le candidature. Non sono stati resi noti i nomi degli altri partecipanti, ma secondo fonti interne si tratta di associazioni culturali e cooperative sociali. La procedura prevede una fase di analisi tecnica e una valutazione del progetto di gestione, con assegnazione prevista entro la primavera 2026.

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