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La storia del pandoro di Chiara Ferragni, spiegata dall’inizio

Tiene banco nelle pagine di gossip la vicenda del pandoro di Chiara Ferragni e visto che è Natale, e siamo tutti più buoni, ne parliamo anche noi.

Il pandoro di Chiara Ferragni e Balocco

Era il periodo delle feste del 2022 e al posto del “bianco Natal” Ferragni e Balocco si sono inventati il Pink Christmas sotto forma di un pandoro brandizzato a scopo benefico in favore dell’Ospedale Regina Margherita di Torino.

Il prodotto costava circa 9,37 euro contro il prezzo del Pandoro Balocco tradizionale che era di 3,68 euro circa (dati Nielsen) e nessuno ha mai dimostrato fino in fondo che quei costi in eccesso fossero legati a una migliore qualità del prodotto o della confezione. Quel che è certo è che, per ovvie ragioni, il prezzo del lievitato è, appunto, lievitato anche per via dei compensi alle società riconducibili a Chiara Ferragni per l’uso dell’immagine della Ferragni stessa.

Niente di nuovo sotto il sole, del resto è più che normale che i personaggi famosi si facciano pagare per associare la propria immagine ad un marchio o un prodotto, figuriamoci nel caso degli influencer che per definizione hanno fatto di questo concetto il proprio lavoro.

Pare siano stati prodotti 1,8 milioni di pandori Pink Christmas e ne siano rimasti invenduti circa 360mila (il 20%) con un fatturato totale di 13,5 milioni di euro, una cifra considerevole se si pensa che il fatturato del pandoro tardizionale sullo stesso volume di vendita avrebbe fatturato poco più di 5,3 milioni.

Aggiornamento 17.12.2023 (ci scusiamo per l’errore N.d.R.): Pare siano stati prodotti circa 360mila pandori Pink Christmas e ne siano rimasti invenduti circa 72mila (il 20%) con un fatturato totale di 3,4 milioni di euro, una cifra considerevole se si pensa che il fatturato del pandoro tardizionale sullo stesso volume di vendita avrebbe fatturato poco più di 1,3 milioni.

Con le cifre ci fermiamo qui perché nessuno conosce tutta la verità sui presunti 2 milioni di profitto extra, compresi i compensi per le società Fenice e TBS Crew, riconducibili alla Ferragni, ma nemmeno i ricavi di Balocco che ha prodotto e commercializzato il prodotto. Quello che sappiamo per certo è che fu fatta da Balocco una donazione 50 mila euro verso l’ospedale Regina Margherita di Torino ancora prima dell’inizio delle vendite. Poi più nulla.

Il problema della comunicazione ingannevole e della pratica commerciale scorretta

Nel nostro Paese non è un reato guadagnare, a patto che lo si faccia lecitamente e nel rispetto delle regole sulla concorrenza. Una di queste regole riguarda la pubblicità ingannevole.

il pandoro di Chiara Ferragni
Il messaggio allegato alla confezione non fa riferimento al rapporto tra vendite e donazioni.

Nel dettaglio la vicenda è un po’ intricata, pare infatti che Balocco fosse preoccupato su certe inesattezza, ma in definitiva vi fu un comunicato per promuovere l’iniziativa che recitava: “Lo storico brand piemontese Balocco, riconosciuto ed apprezzato nel mondo per l’eccellenza della sua offerta natalizia, presenta una novità esclusiva: il pandoro Chiara Ferragni, le cui vendite serviranno a finanziare un percorso di ricerca promosso dall’Ospedale Regina Margherita di Torino, attraverso l’acquisto di un nuovo macchinario che permetterà di esplorare nuove strade per le cure terapeutiche dei bambini affetti da Osteosarcoma e Sarcoma di Swing”.

Non tutta la comunicazione citava espressamente il legame diretto tra le vendite e le donazioni e probabilmente moltissimi consumatori non lessero mai il comunicato o videro gli spot che contenevano questa imprecisione …ma l’antitrust si.

L’intervento dell’AGCOM

Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato “non c’era un legame diretto tra l’acquisto del pandoro e l’importo della donazione, che era stato fissato precedentemente”.

Il provvedimento dell’Autorità ha imposto una sanzione complessiva di 1.495.000 euro a perché “i termini della beneficenza erano poco chiari, portando il consumatore a un fraintendimento. Le società coinvolte avevano fatto intendere che l’acquisto del pandoro avrebbe contribuito a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino, quando in realtà la donazione era già stata effettuata da Balocco mesi prima”.

La sanzione complessiva è suddivisa tra due aziende della Ferragni, Fenice (400mila euro) e TBS Crew (675mila), e la Balocco (420mila).

La risposta di Chiara Ferragni sui social è stata di dispiacere per la decisione dell’Antitrust, sottolineando la buona fede nell’operazione, ribadendo l’importanza della donazione all’ospedale e che impugnerà il provvedimento.

Balocco, che al momento sembra non aver rilasciato dichiarazioni ufficiali, si è “lasciata scappare” delle mail interne (raccolte dal Corriere della Sera) con cui si smarca dalle responsabilità della campagna mediatica che sarebbe di responsabilità degli altri partner dell’operazione. Questo, se fosse dimostrato, potrebbe portare ad un diritto di Balocco non solo di potersi far risarcire della sanzione, ma anche di farsi rimborsare con una cifra accessoria per danno d’immagine.

Occorre oltretutto criticare l’Autorità Garante per “aver avuto la mano un po’ troppo leggera”. Seppur l’organizzazione si muova a norma di legge una sanzione da 1 milione e 495 mila euro è poca cosa rispetto ad un extraprofitto valutabile in più di 2 milioni di euro (costo Pink Christmas – costo pandoro tradizionale x numero di pezzi venduti).

A Natale tutti più buoni

Buoni a commentare, inutile dirlo. E visto che sembra che anche i giornali debbano triggerare le persone questo Natale saremo un po’ meno buoni e ve lo roviniamo in 7 punti:

  1. Si sopravvalutano le capacità di comunicazione dei team Ferragni. A voler essere indulgenti la strategia per vendere di più è goffa e del tutto inutile …e no, cambiare il messaggio di un comunicato o qualche video non avrebbe fatto diminuire le vendite.
  2. Le vendite del suddetto pandoro non sono legate all’opera di beneficenza, chi lo ha comprato lo ha fatto per il logo, per la curiosità o per far contento qualche figlia o nipote. Sono solo supposizioni, certo, ma se ci pensiamo bene…
  3. Non si dovrebbe mai cedere agli interessi. Nello specifico Balocco avrebbe dovuto impedire la diffusione di un certo tipo di comunicazione, anche a costo di far saltare tutto.
  4. Diffidare sempre, soprattutto quando il messaggio è “parte del ricavato verrà devoluto a…”. Bisognerebbe informarsi attentamente su ogni progetto che decide di sostenere.
  5. Già all’Epifania sarà tutto dimenticato. Rimarranno solo molte cattiverie e qualche sfottò via social (alcuni memorabili, andate a cercarli qui e qui, ma anche qui – ATTENZIONE, può contenere odio).
  6. Questo articolo è stato scritto per attirare traffico. L’argomento non interessava affatto …ma ci siamo divertiti lo stesso.
  7. È meglio il panettone.
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