Immaginate di salire su un filobus alle prime luci dell’alba, mentre Milano si sveglia. La linea 90/91, con il suo anello di 40 chilometri che cinge la città come un serpente urbano, è più di un semplice mezzo di trasporto: è un microcosmo che riflette le luci e le ombre della metropoli. Attiva dal 1951, la circolare esterna (destra e sinistra) collega Viale Isonzo a Lotto M1 M5, attraversando otto dei 9 municipi della città e toccando nodi vitali come Piazzale Susa, Loreto e la Stazione Centrale. È l’unica linea che non dorme mai, operando 24 ore su 24, un’ancora per pendolari, studenti e nottambuli. La storia della 90/91 affonda le radici negli anni Trenta, quando Milano inaugurò la sua prima filovia nel 1933 sulla linea 81, un’innovazione elettrica nata per rispondere alla crescente domanda di mobilità. Nel 1949, la circolare esterna sud-ovest prese forma, e il 1° ottobre 1951 nacquero le linee 90 e 91, sostituendo le vecchie CE1, CE2 e CE2/. Negli anni Cinquanta e Sessanta, i filobus snodati Fiat 2472 Viberti da 18 metri dominavano la scena, con 95 vetture in servizio per oltre tre decenni, un modello esclusivo per la città. Ricorda Claudio, autista per quarant’anni: “Ho visto Milano cambiare attraverso i finestrini della 90/91”. Negli anni Settanta, ATM pianificò persino di trasformarla in metrotranvia, ma il progetto svanì. Oggi, con l’arrivo dei Solaris Trollino full electric dal 2019 – 30 unità per rinnovare la flotta – e la promessa di guida autonoma entro il 2026, la linea guarda al futuro. Ma sotto questa patina storica, la 90/91 nasconde un lato oscuro, specialmente di notte. “La paura fa 90”, titolano i giornali, descrivendo scene di ordinaria criminalità su un percorso che tocca zone eterogenee: dai locali di via Marghera alla desolazione di viale Zara. Un passeggero, in un reportage del 2015, paragonò le corse notturne a un film horror: ritardi cronici, furti, scippi e rapine. Su Reddit, utenti lamentano degrado dopo le 23, con ubriachi e gruppi di “maranza”, specie nei weekend. Video su YouTube la etichettano come “la più pericolosa di Milano”. I dati confermano la percezione: Milano guida le classifiche nazionali per furti (3.711,7 per 100.000 abitanti nel 2024) e rapine (137,6 per 100.000). Sulla 90/91, gli episodi si susseguono. Nel gennaio 2025, una ragazza aggredita sul pullman. A luglio, un conducente ATM picchiato brutalmente al volante, con il viso ridotto a una maschera di sangue. Ad agosto, una rissa a colpi di catena per un furto tentato, immortalata in video: un uomo colpito al volto mentre un anziano tenta di fuggire. A ottobre, un accoltellamento all’alba in piazzale delle Milizie, tra un 38enne sudamericano e altri passeggeri. “È il Far West”, dicono i milanesi, con aggressioni in aumento: da 58 casi ATM nel 2022 a escalation con coltelli e spray. Le autorità non stanno a guardare. Nel dicembre 2025, ATM ha potenziato la security con 25 nuove unità fino a giugno 2026, su 90/91 e altre linee, con controlli a bordo e alle fermate in collaborazione con le forze dell’ordine. Finanziato con 525 mila euro dal Fondo per la sicurezza, il progetto rafforza un team di 150 operatori. Sindacati e autisti chiedono più agenti, vigilanza rafforzata nei capolinea a rischio. Sul fronte mobilità, sebbene la questione sicurezza sia la più evidente, Milano punta alla tecnologia. Entro il 2026, nascerà la “smart road” più lunga d’Italia: 40 km di anello con sensori su semafori per “onda verde”, permettendo ai filobus di scorrere senza soste. Finanziato dal PNRR con 7 milioni, in collaborazione con Politecnico, ATM e A2A, ha già 67 sensori su 23 semafori per 5 km; con fondi regionali, arriverà a 180 sensori. I lavori hanno incontrato una criticità significativa: il ritrovamento di terreno contaminato da amianto in diverse aree del cantiere, tra piazzale Stuparich, viale Elia, piazzale Lotto, viale Migliara e piazzale Zavattari. Le operazioni di bonifica, affidate a una ditta specializzata, seguono procedure concordate con ATS Milano e comprendono monitoraggi continui della qualità dell’aria, che hanno escluso la presenza di fibre nell’area circostante. I lavori nelle zone non contaminate non si sono interrotti, e il cronoprogramma – salvo ulteriori imprevisti – è confermato. L’opera dovrebbe migliorare la fluidità del servizio, ridurre i tempi di percorrenza e rendere più ordinata la circolazione, con possibili benefici anche sulla gestione della sicurezza a bordo. Sulla questione sicurezza, l’assessora alla mobilità Arianna Censi ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di un problema sulle linee 90/91, sottolineando la necessità di rafforzare il presidio e la protezione dei passeggeri, specie nelle ore notturne. Mentre il filobus avanza nel buio, ospitando sciure, clochard e molti immigrati – specchio di una città multiculturale – gli interventi promettono un’alba più sicura. La 90/91 non è solo una linea: è Milano in movimento, tra paure antiche e nuove speranze. linea strategica per la mobilità cittadina.



