Il caso di via Cletto Arrighi 16, nel quartiere di Lambrate, diventa uno dei simboli dello stallo che negli ultimi mesi ha interessato l’urbanistica milanese.
Il TAR della Lombardia ha accolto il ricorso presentato da Lambretto Immobiliare contro il silenzio del Comune di Milano sul progetto che prevede la demolizione del complesso esistente e la realizzazione di nuove residenze nell’area di via Cletto Arrighi 16.
La questione riguarda un procedimento avviato dalla società con la richiesta di permesso di costruire convenzionato presentata il 10 dicembre 2025. Dopo l’interruzione dei termini da parte del Comune, la società aveva successivamente sollecitato Palazzo Marino a definire la pratica, arrivando poi a rivolgersi al giudice amministrativo.
Il TAR: il Comune deve decidere
Il punto centrale della sentenza è il principio secondo cui l’amministrazione non è obbligata ad approvare un progetto edilizio, ma non può nemmeno lasciare una pratica senza una conclusione per un periodo indefinito.
Il Comune dovrà quindi completare l’istruttoria relativa al progetto e alla convenzione urbanistica e trasmettere lo schema definitivo all’organo competente per l’approvazione entro 60 giorni.
La decisione assume un peso particolare perché, in caso di ulteriore mancato adempimento, il TAR prevede la possibilità di nominare un commissario ad acta, che possa intervenire al posto dell’amministrazione inadempiente.
Lambrate al centro della vicenda
La vicenda di via Cletto Arrighi si inserisce in un quadro più ampio di pratiche edilizie rimaste ferme a Milano dopo la stagione delle inchieste sull’urbanistica.
Secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbero oltre 150 le operazioni immobiliari che attendono il rilascio dei titoli edilizi o la conclusione dei relativi procedimenti. Ritardi che non riguardano soltanto le società immobiliari, ma anche cittadini e famiglie che attendono la realizzazione di nuovi alloggi.
Il caso di via Cletto Arrighi 16 a Lambrate, però, presenta un elemento destinato a far discutere: per la prima volta il TAR mette nero su bianco la possibilità di un commissariamento della pratica qualora il Comune non rispetti il termine imposto.
Ora Palazzo Marino ha 60 giorni per uscire dall’impasse e arrivare a una decisione. Il progetto potrà essere approvato oppure respinto, ma, secondo quanto stabilito dai giudici, la pratica non potrà più rimanere indefinitamente sospesa.



