HomeCronacaMilanoLo studentato ‘olimpico’ è già dei privilegiati

Lo studentato ‘olimpico’ è già dei privilegiati

Quasi un posto su tre blindato da casse previdenziali. Tariffe proibitive per i più

Le Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 non si sono ancora concluse che il destino del Villaggio Olimpico di Scalo Romana era già scritto, e scritto, a quanto pare, per mano di pochi. La struttura da 1.700 posti letto, presentata come la più grande eredità sociale dei Giochi per la città, si prepara a diventare il più grande studentato convenzionato d’Italia. Peccato che la parola “convenzionato” sembri più uno slogan che una garanzia concreta di accesso.

Più di un posto letto su cinque, almeno 372 stanze, forse fino a 500, è stato riservato in via prioritaria ai figli di medici, dentisti, avvocati, architetti, ingegneri e consulenti del lavoro. Il meccanismo è trasparente nella sua logica, ma opaco nelle sue implicazioni sociali: le casse previdenziali che hanno ottenuto diritti di prelazione sono le stesse che hanno investito nel fondo immobiliare Coima Esg City Impact Fund, che ha finanziato e realizzato il progetto. Chi ha messo i soldi, insomma, ottiene i posti. Cassa Forense porta a casa 171 letti, Inarcassa ne garantisce 99 ai figli dei propri associati, Enpam almeno 85. 

Sul fronte tariffe, il quadro non è più rassicurante. Il canone mensile per una stanza doppia è di 739 euro, mentre per una singola occorre sborsare 1.065 euro al mese. Coima difende i numeri ricordando che la tariffa media di 864 euro mensili, servizi e IVA compresi, è del 25% inferiore alla media di mercato cittadina. Un argomento tecnicamente corretto, ma che misura l’accessibilità di una struttura nata con ambizioni sociali rispetto ai prezzi di un mercato già fuori controllo. I 450 posti a tariffa agevolata, a 592 euro al mese, sono destinati a studenti con ISEE inferiore a 44mila euro, una quota che copre appena il 26% del totale, e che era stata inizialmente fissata a 150 unità, triplicata solo dopo le proteste.

Vale la pena ricordare che il progetto è stato parzialmente co-finanziato con fondi PNRR: a pochi mesi dalla scadenza, solo il 49% delle risorse disponibili per la costruzione di studentati era stato effettivamente impiegato, e la maggior parte era finita a investitori privati. Soldi pubblici europei, ritorni privati.

Le casse previdenziali hanno comunicato ai propri iscritti la possibilità di riservare una camera con “priorità di accesso”, specificando che le tariffe “non prevedono sconti”. Nessuno sconto per i figli di avvocati e medici, dunque, ma nessun bisogno di sconti nemmeno: il vantaggio è la precedenza nella coda, non il prezzo ridotto. Il che significa che uno studente privo di genitori con la partita IVA giusta potrà trovarsi scavalcato da chi ha il genitore nella cassa previdenziale corretta, indipendentemente dal reddito familiare.

La convenzione urbanistica con il Comune prevede circa 1.250 posti rientranti nell’accordo pubblico-privato, ma la coesistenza tra edilizia sociale e logica di investimento istituzionale produce inevitabilmente cortocircuiti. Il consiglio comunale ha già approvato a maggioranza un ordine del giorno dei Verdi che esclude erogazioni dirette o premi volumetrici al gestore. Un segnale politico, ma senza effetti concreti immediati sull’architettura dei diritti di prelazione già concessi.

Quello che rimane, alla fine, è un progetto architettonicamente eccellente, certificazioni Leed Gold, emissioni zero, campi da padel, che sembra costruito attorno a una Milano che può permetterselo. Non alla Milano degli studenti fuori sede con 800 euro al mese di borsa di studio.

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