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Riforma della giustizia, parla Felice Lima : “In Italia la democrazia è solo apparente. E questa riforma la seppellirà”

È stata una delle interviste più intense e scomode che l’ Eco del Sannio abbia ospitato negli ultimi tempi. Felice Lima ha indossato la toga per quasi quarant’anni. Dal 1986 al 2025 ha attraversato ogni angolo della magistratura italiana: giudice penale, giudice istruttore, pubblico ministero di primo grado, giudice civile e infine Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Messina. Nel corso della sua carriera ha condotto inchieste sui legami tra mafia e politica , tra cui il processo al senatore Verdini per una corruzione molto grave , e si è battuto insieme ad alcuni colleghi contro il correntismo e le degenerazioni interne alla magistratura. Ha scelto il pensionamento anticipato: non una resa, ma una scelta di libertà.
Oggi parla da uomo libero, con la chiarezza tagliente di chi ha vissuto le istituzioni dall’interno e non ha più nulla da perdere. Sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere non ha dubbi: voterà no. E spiega perché, senza sconti.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE – Ratio della riforma

La riforma prevede la separazione definitiva delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente i passaggi tra le due funzioni sono già limitati e riguardano circa 30-35 magistrati all’anno. Dal suo punto di vista di magistrato, questa separazione risponde a un’esigenza reale della giustizia italiana o si tratta di una soluzione in cerca di un problema? Quali potrebbero essere i vantaggi concreti e quali i rischi di questa rigidità?

A mio parere la separazione delle carriere non corrisponde ad alcuna esigenza reale e ha solo conseguenze negative.
Tutti ripetono pappagallescamente la tesi che essa sarebbe indispensabile per rendere l’ordinamento giudiziario coerente con il rito accusatorio, ma questa è una cosa del tutto priva di senso.La tesi è che il pm e il difensore non sarebbero su un piano di parità, perché il pm e il giudice sono colleghi.
Sono stato magistrato per quarant’anni e sono passato due volte da giudice e pm e da pm a giudice, occupandomi in entrambe le funzioni anche di processi molto delicati (da ultimo quello al Senatore Verdini per una corruzione molto grave).Mai mi è capitato di percepire che l’esito di un giudizio fosse condizionato dalla “colleganza”.E, d’altra parte, ci sono i dati a dimostrarlo: il 50% circa dei processi si conclude con assoluzioni. Dunque, il pm non risulta in alcun modo “favorito”.
Per di più, se ci fosse un problema di “colleganza”, allora esso sarebbe moltissimo più grave di quello che dicono. Perché i giudici del Tribunale del riesame sono colleghi strettissimi (lavorano nello stesso ufficio) dei GIP i cui provvedimenti devono sindacare. E i giudici del giudizio sono colleghi dei GIP e GUP delle indagini preliminari, così come i giudici di appello sono colleghi dei giudici di primo grado.Se ci fosse un problema di “colleganza” bisognerebbe “separare” una infinità di giudici fra loro.
Giuliano Vassalli, tanto citato a sproposito di questi tempi, scrisse molto bene, nel 1946, perché il pubblico ministero non può essere considerato “parte in senso sostanziale”. Perché egli non può avere alcun obiettivo diverso, per il suo agire, che non sia lo stesso del giudice.Il pubblico ministero è trattato giustamente come “parte processuale”, perché, avendo avuto un ruolo nelle indagini, va considerato potenzialmente “prevenuto”.
Ma questo non può e non deve renderlo portatore di un interesse diverso da quello del giudice. Il pubblico ministero può e deve avere interesse solo alla giustizia. Guai se diventasse un “accusatore” che abbia interesse solo ad accusare.E questo è il motivo per il quale il nostro sistema processuale non è propriamente un sistema “accusatorio”. O, come si dice in altro modo, non è un sistema “accusatorio puro”.
Quanto ai pericoli di questa separazione, ce ne sono diversi.
Il primo è che separare i pubblici ministeri dai giudici è il primo indispensabile passo per disciplinare le due carriere in maniera diversa. Oggi questo non viene ancora fatto, perché altrimenti la riforma non sarebbe passata, ma il Ministro Nordio e tutta la politica dicono chiaramente che questo sarà il prossimo tema all’ordine del giorno.
In particolare, la riforma rafforza il pubblico ministero e presto verrà fuori il tema, tante volte già brandito dai politici, del “non si può permettere al pubblico ministero di indagare chi vuole, come vuole”. In questi giorni Nordio ha detto che serve un “indirizzo” per l’attività delle Procure.
Inoltre, “chiudere” dei magistrati nella carriera dei pubblici ministeri li renderà per ciò solo meno liberi.
Molti anni fa io, da Sostituto Procuratore, ebbi un forte conflitto con il mio Procuratore Capo e mantenni il punto fino in fondo, perché alla fine potei andarmene, cambiando funzioni.
Nelle scorse settimane, negli USA, ben sei Procuratori Distrettuali si sono dovuti dimettere per sottrarsi alla pretesa del Dipartimento della Giustizia di non processare i poliziotti assassini dell’ICE e di perseguire, invece, la moglie della povera donna assassinata.
Non serve avere un giudice “terzo” se non è “terzo” anche il pubblico ministero.

INDIPENDENZA VS CONTROLLO – Il ruolo dei membri laici

La riforma prevede che i membri laici dei nuovi Consigli Superiori vengano nominati dal sistema politico, mentre i membri togati saranno sorteggiati. Il Presidente dell’Alta Corte Disciplinare sarà un laico. Questa architettura rafforza o indebolisce l’indipendenza della magistratura? Come si concilia con il principio costituzionale della separazione dei poteri richiamato dal Presidente Mattarella?

Questa riforma indebolisce certamente l’indipendenza della magistratura rafforzando moltissimo il potere dei “laici” di nomina politica.Il sorteggio, così come previsto, è una autentica truffa.
I magistrati, infatti, saranno sorteggiati fra tutti i 10.000 in servizio, mentre i membri di nomina politica saranno sorteggiati da una lista preparata dalla stessa politica. Una lista che, peraltro, potrebbe anche essere molto breve.
In questo modo i membri di nomina politica saranno di sicura “fiducia” della politica, mentre i magistrati saranno assortiti casualmente.
E’ vero che questo ridurrà il potere delle correnti e questo sarebbe una cosa positiva, ma purtroppo lo farà aumentato il potere dei politici. E questo è certamente una cosa pessima.
Va anche considerato che c’è un “imbroglio” anche nel sostenere che la proporzione fra togati e laici resterà uguale. Perché questo è vero, ma non basta.
Attualmente il CSM è composto da 30 membri. 20 togati e 10 laici. Oltre i membri di diritto.
Il Ministro Nordio ha detto che il CSM dei PM sarà composto da nove persone, più il Presidente. Questo perché il CSM attuale “gestisce” 10.000 magistrati, mentre i PM sono solo 2.200.
Dunque, saranno sei togati e tre laici. La proporzione resta uguale, ma per cambiare maggioranza ai membri di nomina politica basterà “convincere” solo due “sorteggiati a caso”.
Il che a me appare estremamente facile.
In sostanza, si sostituirà alla forza della corporazione la forza della politica.

PUBBLICO MINISTERO – Natura e garanzie

Giovanni Falcone nel 1992 disse: “Una separazione delle carriere può andare bene se resta garantita l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero, ma temo che si voglia subordinare la magistratura inquirente all’esecutivo”. Paolo Borsellino affermò che “il PM deve poter lavorare senza dover rendere conto al potere politico”. Alla luce della riforma proposta, queste garanzie restano intatte o ci sono margini di preoccupazione?

Ci sono enormi motivi di preoccupazione.
Formalmente la Costituzione continuerà a dire (per ora) che il Pubblico Ministero è indipendente. Ma questo lo dicono anche le Costituzioni della Russia, della Cina e della Corea del Nord.
Questa indipendenza è già stata incisa tantissimo e potrà esserlo ancora di più.
Basti pensare che ai tempi del Ministro Mastella è stata fatta una riforma con legge ordinaria che ha reso le Procure uffici “gerarchici”.
Prima di quella riforma c’erano 2.200 Pubblici Ministeri indipendenti.
Dopo ci sono solo 140 Procuratori Capi che possono imporre ai loro Sostituti le loro scelte, togliendogli il fascicolo quando non gli piace quello che stanno facendo.
E ognuno comprende quanto sia più facile “convincere” 140 magistrati, invece di 2.200.
Bisogna avere anche il coraggio di dire che da molti decenni in Italia il potere è compromesso con le più diverse forme di malaffare (fino a un Presidente del Consiglio – Andreotti – che tre sentenze definitive hanno dichiarato complice per molti anni della mafia) e non può permettersi una giustizia efficiente e indipendente.
Il diritto penale sostanziale è già stato organizzato in modo che da anni sono rarissimi i casi di persone “altolocate” che scontano pene reali.
In sostanza, il potere ha già ottenuto di essere sostanzialmente impunito.
La battaglia che si sta ancora conducendo è quella per ottenere che i potenti non vengano neppure indagati.
Non basta loro più non essere condannati. Vogliono non essere neppure sospettati.
In questa direzione vanno “esperimenti” come quello dello “scudo penale” per le forze dell’ordine.
Si pensi allo scandalo della aggressione di politici altolocati (la Presidente e il Vicepresidente del Consiglio) alla Procura di Milano, rea di essersi permessa di indagare su un poliziotto che aveva ucciso un giovane di colore.
Solo pochi giorni fa, la Capa di Gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, ha detto durante un dibattito “votate si e ci togliamo di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione”, spiegando che la giustizia penale rovina le vite anche quando alla fine ti assolvono.
In definitiva, come ho appena detto, non si vuole più evitare solo la condanna, si vogliono evitare anche le indagini e il processo.
Quella della dott.ssa Bartolozzi, poi, è una storia emblematica anche per altri motivi. Wikipedia la definisce “magistrata e politica italiana” e racconta dell’essere stata ella Deputata di Forza Italia.
Io trovo davvero surreale un Governo che dice di volere recidere i legami fra magistratura e politica e di avere varato la riforma per fermare i magistrati politicizzati e mette in ruoli di enorme importanza del Governo stesso magistrati tuttora in servizio come, fra gli altri, la dott.ssa Bartolozzi e il dott. Mantovano.

SORTEGGIO – Democrazia o aleatorietà?

Il sorteggio dei membri togati è presentato come strumento per combattere il correntismo nella magistratura. È davvero questa la soluzione? Il sorteggio in un organo costituzionale garantisce competenza e rappresentatività, o introduce un elemento di casualità incompatibile con la delicatezza delle funzioni? Esistevano alternative più efficaci?

Il sorteggio combatte certamente il correntismo.
Il problema, dal mio punto di vista, è che insieme all’acqua sporca butta anche il bambino.
Anni fa sono stato fra i pochi a proporre il sorteggio (me ne dà atto Palamara nel suo primo libro, dicendo che io e altri quattro colleghi eravamo “gli unici” ad avere denunciato il sistema correntista).
Ma quello era un sorteggio “temperato”. Si sorteggiava un numero di magistrati dieci volte superiore al numero di posti da coprire al CSM e poi tutti i magistrati votavano quelli da mandare al CSM.
Con questo sistema si sarebbe combattuto efficacemente il correntismo, perché le correnti non avrebbero più potuto mandare al CSM i loro “affiliati”, ma al tempo stesso i magistrati avrebbero potuto scegliere fra i sorteggiati le persone con maggiore probabilità di essere idonee a svolgere un ruolo tanto delicato come quello di Consigliere del CSM, ruolo che è totalmente diverso da quello del magistrato che sta in tribunale.
Il sorteggio “secco”, invece, rende altissima la probabilità che una buona parte dei magistrati sorteggiati non abbia le caratteristiche necessarie a reggere alla enorme pressione che la politica esercita quotidianamente sul CSM.

COSTI E MOLTIPLICAZIONE DEGLI ENTI

Si passa da un CSM a tre organismi: due Consigli Superiori più un’Alta Corte Disciplinare. Il CSM attualmente costa circa 50 milioni di euro l’anno. In una fase di razionalizzazione della spesa pubblica, questa moltiplicazione di enti è giustificata dai benefici attesi? Come si inserisce in una logica di semplificazione amministrativa?

E’ evidente che la riforma rende più complessa e costosa la macchina burocratica che gestisce la magistratura non solo senza reali benefici, ma con le controindicazioni che ho indicato.

CITTADINI E GIUSTIZIA – Le priorità reali

Il Ministro della Giustizia ha dichiarato che altre riforme si occuperanno dei problemi concreti della giustizia. I cittadini chiedono processi rapidi, certezza della pena, riduzione degli errori giudiziari. Questa riforma costituzionale risponde a queste esigenze o si concentra su aspetti ordinamentali interni alla magistratura? Un cittadino comune cosa dovrebbe aspettarsi di diverso dopo questa riforma?

E’ lo stesso Ministro Nordio a riconoscere che questa riforma non migliorerà in alcun modo l’efficienza della giustizia.
Come ha detto lo stesso Nordio, questa riforma serve nella sostanza a controllare la giustizia. Testualmente, per spiegare la riforma, ha detto: “Chi controlla la magistratura?” (https://www.youtube.com/shorts/TerT8p00z90)
I cittadini comuni non avranno il minimo beneficio dalla riforma. I potenti come la dott.ssa Bartolozzi, invece, potranno stare più tranquilli.
La giustizia è da sempre inefficiente. Questa inefficienza è sempre aumentata nel tempo, perché, come ho detto, chi gestisce il potere in Italia (e non è in alcun modo questione di colore politico, perché il potere non ha colore) non si può permettere una giustizia efficiente e imparziale.
Adesso la classe politica non si accontenta più di questo e vuole una “inefficienza differenziata”.
Ora, come urlano ogni giorno ovunque, vogliono una giustizia che lasci in pace le persone altolocate e persegua, invece, molto duramente i ragazzi dei rave party, gli scioperanti, i ladri di polli, gli emarginati.

EFFICIENZA PROCESSUALE – Impatto sulla durata dei processi

Secondo i sostenitori della riforma, la separazione delle carriere potrebbe portare a una maggiore specializzazione e quindi a una maggiore efficienza. Secondo i critici, la moltiplicazione di organismi e la rigidità del sistema potrebbero invece rallentare ulteriormente la macchina giudiziaria. Dalla sua esperienza, quale scenario è più realistico?

Basta considerare che c’è già da tempo la separazione delle funzioni fra giudici e pubblici ministeri e ogni anno su 2.200 pubblici ministeri meno di venti lasciano la funzione.
Dunque, la specializzazione di cui parlano i sostenitori della riforma c’è già e la riforma non la può aumentare.

PUBBLICO MINISTERO INQUISITORE – Rischi e contrappesi

Con la separazione netta, il PM diventerebbe ancora più “parte” nel processo, quasi un “super poliziotto” come è stato definito. Questo potrebbe portare a una maggiore efficacia nelle indagini o al rischio di un approccio eccessivamente accusatorio, meno orientato alla ricerca della verità processuale? Quali contrappesi prevede la riforma?

La riforma non prevede alcun contrappeso a questo problema e, secondo me, il contrappeso inevitabile sarà il prossimo maggiore controllo del pubblico ministero.
Come ho già accennato, nei sistemi “accusatori” il pubblico ministero e il giudice perseguono obiettivi radicalmente diversi.
Il giudice è espressione della “giurisdizione”, mentre il pubblico ministero è espressione della “amministrazione”.
Il pm dei riti accusatori è un “accusatore”, perché il suo obiettivo non è fare giustizia come la fa il giudice, ma perseguire gli obiettivi del Governo. Nel caso italiano, stando a quello che tutti gli esponenti del Governo ripetono da anni, perseguire duramente l’immigrazione clandestina, non “disturbare” il Governo, non indagare sulle Forze dell’Ordine, eccetera.
Per di più, il pubblico ministero “separato” è un pubblico ministero più “forte” di quello attuale.
Ed è chiaro che non sarà possibile lasciare indipendente un accusatore potente che non sia disposto a perseguire la politica giudiziaria voluta dal Governo.

CORRENTI E RIFORME INTERNE – L’autocritica della magistratura

È innegabile che la magistratura italiana non abbia mai realizzato grandi riforme interne contro il fenomeno delle correnti. Questa riforma “imposta dall’esterno” è la soluzione o sarebbe stato più opportuno un processo di autoriforma della magistratura? Il sorteggio risolve davvero il problema o lo aggira soltanto?

Io penso che la magistratura italiana abbia delle enormi responsabilità sul degrado della giustizia e sia complice di cose orribili e illegali.
E ritengo che le correnti siano un fenomeno illegale ed eversivo.
I problemi della riforma sul punto sono due.
Il primo è che questo che ho appena detto è esattamente quello che accade in ogni ambito della vita pubblica italiana.
Le correnti della magistratura sono un fenomeno assolutamente identico a quello che accade, per esempio, nelle università e negli ospedali, dove i posti vengono assegnati non con concorsi trasparenti, ma con dinamiche identiche al correntismo.
Sono di questi giorni il riarresto di Totò Cuffaro per l’esercizio di poteri illegali nella gestione della sanità siciliana e uno scandalo che riguarda il concorso di notaio.
Il secondo problema è che tutto quello che hanno fatto e fanno le correnti lo fanno con la complicità della politica e dei membri c.d. “laici” del CSM.
Basta cercare in internet “Natoli Fascetto” per sapere cosa è successo recentemente con la nomina a Consigliera del CSM di una avvocata priva di curriculum, nota solo per il rapporto di amicizia con il Presidente del Senato, che è stata sospesa e poi si è dimessa per avere convocato nel suo studio privato una giudice che stava giudicando come membro della Sezione Disciplinare del CSM.
Oppure basta considerare che l’80% delle nomine degli uffici direttivi della magistratura viene votato all’unanimità da magistrati delle correnti e componenti del CSM di nomina politica per comprendere quale è la sostanza delle cose.
Perché i casi possono essere logicamente solo due: o nell’80% delle nomine non c’è niente di irregolare e allora il problema delle correnti sostanzialmente non esiste, o il problema esiste e i Consiglieri di nomina politica ne sono pienamente complici.
Attualmente nel CSM operano magistrati legati alle correnti e Consiglieri legati alla politica.
Si contrappongono, dunque, correnti di tipo corporativo e correnti di tipo politico.
La politica potrebbe agevolmente fermare il correntismo corporativo, denunciando tutti i singoli casi in cui opera e non essendo complice della spartizione delle nomine.
La riforma non risolve in alcun modo il problema, limitandosi a indebolire il “correntismo corporativo” a favore del “correntismo politico”.
Ma in una democrazia la separazione dei poteri è indispensabile e lo è ancora di più se, come accade in Italia, i poteri sono tutti molto compromessi.

COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA LIBERALE – Il quadro valoriale

Questa riforma tocca principi fondamentali della Costituzione nata “all’indomani delle esperienze drammatiche delle dittature”, come ha ricordato Mattarella. La divisione dei poteri è nata per proteggere il cittadino dagli abusi del potente. In che misura questa riforma rafforza o indebolisce tale protezione? Un cittadino comune avrà più o meno garanzie contro possibili soprusi?

Basta osservare la deriva in atto da decenni per rendersi conto che in Italia la democrazia è solo apparente.
Perché ci sia democrazia è necessario che ci siano poteri diversi e separati e, soprattutto, che ogni potere sia soggetto alla legge, perché la democrazia non è fondamentalmente un metodo di scelta del governante, ma un metodo di esercizio del potere. E in particolare un metodo nel quale ogni potere è soggetto alla legge.
E’ evidente come via via il potere in Italia è diventato sempre più un monolite unico.
Basti pensare che ormai da anni il Parlamento è pieno solo di persone scelte insindacabilmente dai capi partito e, quindi, non fa altro che ubbidire ciecamente ai partiti.
Ed è altrettanto evidente che il potere ormai da decenni è sempre meno soggetto alla legge.
Basti pensare da ultimo alla abolizione del reato di abuso d’ufficio.
Per chiarire le conseguenze di questa abolizione, basta riflettere sul fatto che oggi in Italia non commette alcun reato un Sindaco che fa costruire una strada al solo scopo di rendere più facilmente accessibile un suo terreno e fargli acquistare valore, o un Rettore che pubblica un posto di professore solo per favorire un parente, o un magistrato che non si astiene in una causa che riguarda importanti interessi economici della sua famiglia, e tanti altri casi di abuso del potere pubblico.

In coscienza, come magistrato e come cittadino, come voterà al referendum e perché?

In coscienza al referendum voterò no, perché, pur essendo molto consapevole dei gravissimi mali che affliggono la giustizia italiana, questa riforma non solo non ne guarisce nessuno, ma, al contrario, ne produce degli altri.
Con riferimento ad alcuni argomenti della propaganda elettorale a favore del si, penso che sia gravemente fraudolento sostenere che, siccome le cose vanno male, allora qualsiasi riforma è meglio di nessuna riforma, perché a un malato non si somministra una medicina qualunque, ma solo la medicina giusta. Altrimenti il malato non guarisce, ma peggiora.

Cosa consiglierebbe ai cittadini di approfondire prima di votare?

Questa domanda è difficile, perché i temi oggetto della riforma sono molto tecnici ed è molto difficile che persone “non addette ai lavori” possano farsi un’idea adeguata del contenuto e delle conseguenze della riforma.
E questo è un ulteriore grave scandalo ai miei occhi.
Il Governo ha fatto una riforma che è passata dal Parlamento solo formalmente, perché non è stata realmente discussa, scommettendo di vincere il referendum per una errata assimilazione del consenso politico al consenso referendario.
In sostanza, il Governo ha scommesso che avrebbe avuto al referendum gli stessi voti che ha avuto alle elezioni politiche, più i voti di una cospicua parte dell’opposizione (la frase di Nordio che ha detto che la riforma sarebbe convenuta anche al PD quando fosse tornato al governo).
In realtà, però, non è affatto detto che chi alle politiche ha votato per i partiti al governo vada a votare per il referendum e voti si.
Sicché il referendum è una specie di “scommessa”, ed è una scommessa drammatica per i cittadini, che non hanno le competenze necessarie a votare in maniera adeguatamente consapevole.
Per questo la propaganda referendaria, sia per il si che per il no fa riferimento ad argomenti che non hanno a che fare con il merito della riforma stessa.
Dovendo comunque consigliare ai cittadini cosa chiedersi per decidere come votare, gli direi di chiedersi se è possibile credere che un Governo che, nei primi 60 giorni di attività, ha modificato l’art. 4 dell’Ordinamento Penitenziario per fare si che i condannati in via definitiva per corruzione non possano andare in carcere, che ha abolito l’abuso d’ufficio, che ha “sterilizzato” la Corte dei Conti, che ha limitato moltissimo le intercettazioni telefoniche, che ogni giorno urla contro qualsiasi provvedimento dei magistrati che non gli piace, anche se giuridicamente ineccepibile, che propone l’impunità per le Forze dell’Ordine, che punisce il furto al supermercato più della corruzione possa davvero avere fatto una riforma che garantisca una giustizia più efficiente e imparziale.
Mi sembra come credere a dei carnivori affamati che pubblicizzano un ristorante vegano.

Daniela Piesco

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