Il governo italiano si vanta di aver diminuito il debito pubblico senza precisare che il “miracolo” è dovuto anche alla diminuzione della spesa per la sanità, ferma al 6,3 del Pil. È un dato inferiore alla media dei Paesi Ocse che è del 7,1 e del dato delle nazioni europee (6,9). L’Italia è al 14° posto in Europa per spesa pro capite per la sanità ed è il fanalino di coda tra i Paesi del G7.
In questi giorni Giorgia Meloni e il suo seguito inneggiano per la valutazione positiva data all’Italia dall’agenzia di rating americana Fitch. I giudizi positivi sul nostro Paese fanno sempre piacere, ma quando i risultati si ottengono a danno della salute degli italiani non è cosa buona. È preferibile fare debito pubblico e dare ai cittadini un’assistenza sanitaria adeguata.
Lo scriveva Gaetano Salvemini, un grande italiano, economista e convinto sostenitore dello stato sociale, che deve mirare – secondo Salvemini – prima di tutto al benessere dei cittadini e poi ai bilanci.
Nel 2024, sono stati quasi 6 milioni, gli italiani che hanno rinunciato a curarsi, non riuscendo a pagare neppure i ticket. Le liste di attesa sono sempre più lunghe. Mancano i medici di famiglia; dei pronto soccorso in crisi, ne abbiamo parlato sul numero precedente del nostro giornale. Sono sempre di più i cittadini costretti a pagare le visite, in passato erogate a carico del Sistema Sanitario Nazionale.
Così stando le cose, c’è poco da “brindare” al giudizio di Fitch. Bisogna pensare a rifondare il Sistema Sanitario Nazionale, perché la salute è un diritto fondamentale. Attraverso la sanità si misura la civiltà di un Paese. Sono lontani i tempi che ci vedevano primeggiare; senza un’inversione di tendenza, avanti di questo passo, rischiamo di scivolare verso il terzo mondo. In alcune regioni i malati devono portarsi i medicinali da casa; siamo arrivati a questo punto.

