In Italia mancano oltre 60.000 infermieri, 9mila in Lombardia

La FNOPI fotografa uno scenario preoccupante e avanza proposte per affrontare l'emergenza.

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infermieri Sanità Lombardia
L'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

In Italia mancano più di 63.000 infermieri. In Lombardia, secondo la FNOPI, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, c’è bisogno di oltre 9.000 unità aggiuntive: 3981 negli ospedali e 5388 sul territorio. Senza una soluzione alla carenza di organico chi rischia di più è l’assistenza ma anche l’applicazione del PNRR, che punta tutto sull’assistenza territoriale.

La fotografia scattata dalla Fnopi delinea uno scenario preoccupante, considerato che la situazione di emergenza acuita dalla pandemia riguarda tutto lo Stivale. Tenuto conto anche delle dimensioni delle varie regioni al Nord mancano 27mila infermieri, circa 13 mila al Centro (più della metà  6.992  solo nel Lazio) e 23.500 nel Mezzogiorno (di questi 6.299 in Campania).

In Spagna, Francia e Regno Unito gli infermieri sono prescrittori di farmaci non specialistici

Quella dell’infermiere è la professione del futuro e lo è con maggiori responsabilità, specializzazioni e infungibilità della professione. All’estero tutto ciò c’è già e questi professionisti, ad esempio in Spagna, Francia, Regno Unito, sono anche prescrittori di farmaci non specialistici e di presidi sanitari.

Nel 2020 – sottolinea la Fnopi – quella in Infermieristica è stata l’unica laurea tra le sanitarie che ha visto aumentare le domande di quasi l’8%. Il Rapporto Almalaurea evidenzia per l’area Infermieristica un’occupazione a un anno dalla laurea dell’81,8%, con un aumento di 4,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ciò non è bastato, però, a ridurre il divario con gli altri Paesi: il rapporto infermieri-abitanti in Italia è di 5,5-5,6 infermieri ogni mille abitanti, uno dei più bassi d’Europa secondo l’Ocse e il rapporto con i medici, che dovrebbe essere secondo standard internazionali 1:3 è, sempre secondo l’Ocse, inferiore di 1:1,5.

La carenza messa in evidenza da numerosi centri di ricerca

Il Censis ha quantificato la carenza rapportando per l’Italia la presenza di infermieri a quella dell’Emilia-Romagna, considerata Regione Benchmark, in 57.000 unità e ha considerato che se il confronto dovesse avvenire con altri partner europei, come ad esempio il Regno Unito – che fa tra l’altro continua richiesta di infermieri italiani – la carenza salirebbe a quasi 300.000 unità.

Secondo il Rapporto Crea Sanità dell’Università di Tor Vergata, la carenza in base ai parametri europei sarebbe di almeno 162.972 infermieri se rapportati al complesso della popolazione e 272.811 se rapportati alla popolazione ultra 75enne, che è quella di riferimento soprattutto sul territorio.

Infine, in merito al concetto di staffing (rapporto tra operatori e numero di pazienti assistiti) secondo i parametri medi nazionali e internazionali dovrebbe essere di un infermiere ogni 6 pazienti (ogni due nei servizi come pediatrie o terapie intensive e così via), mentre in Italia si assesta da anni a una media di 9,5 pazienti per infermiere con punte in alcune Regioni fino a 17-18 pazienti per infermiere.

Le possibili soluzioni proposte dalla FNOPI per far fronte all’emergenza

A breve termine, il superamento del vincolo di esclusività che oggi lega l’infermiere nel rapporto di lavoro con il servizio sanitario pubblico e l’esercizio libero professionale a supporto delle strutture socio sanitarie territoriali. Gli infermieri iscritti alla cassa dell’Ente di previdenza infermieristica (ENPAPI) sfiorano gli 80mila. Di questi, in esercizio libero professionale puro, che potrebbero quindi garantire un adeguato supporto, sono almeno 30.000.

Fnopi propone progetti finalizzati a garantire il supporto in termini di prestazioni di assistenza infermieristica da parte delle Aziende Sanitarie alle strutture residenziali territoriali. L’attività dovrà essere svolta al di fuori dell’orario di servizio e remunerata con l’istituto delle prestazioni aggiuntive. Infine l’accreditamento delle strutture socio sanitarie quali sedi di tirocinio dei corsi di laurea in infermieristica, al fine di potenziare le possibilità di svolgimento di tirocini curricolari da parte degli studenti del triennio.

Adeguare i servizi offerti in relazione all’evoluzione del bisogno dei cittadini

Tra gli interventi da adottare nel medio periodo la Fnopi chiede di rivedere le regole di accreditamento delle strutture, nell’ottica di adeguamento dei servizi offerti in relazione all’evoluzione del bisogno dei cittadini.

È necessario inoltre valorizzare la professione infermieristica nelle strutture socio-sanitarie territoriali, prevedendo l’investimento nella formazione e nell’aggiornamento delle competenze specialistiche per gli infermieri già impegnati all’interno delle strutture e uno sviluppo in chiave clinica per attualizzare la necessaria maggiore pertinenza alla complessità e tipologia assistenziale di carriera e sotto il profilo gestionale. 

Si stima che siano 20mila gli infermieri italiani emigrati all’estero

Si calcola che lavorino all’estero circa 20.000 infermieri italiani. La maggior parte di loro non pensa di tornare in Italia nel prossimo futuro e meno di un terzo attende l’esito di chiamate da concorsi nel nostro Paese. Per questo è necessario trovare forme mirate di incentivazione: le retribuzioni degli infermieri non subiscono grosse e sostanziali variazioni da anni. Lo stipendio medio di un infermiere che lavora nel pubblico, a metà carriera e tarato su una media di indennità corrisposte, è di 1.410 euro netti al mese. In Germania e Regno Unito lo stipendio medio è di circa 2.500 euro, mentre la media europea si attesta intorno ai 1.900 euro 

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