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Un nutrito gruppo di concittadini in Armenia sulle orme di San Gregorio l’Illuminatore

Proposto dalla Commissione cultura della Comunità Pastorale San Paolo VI, un nutrito gruppo di sangiulianesi si è recato in pellegrinaggio in Armenia, sulle orme di San Gregorio l’Illuminatore, ma anche altri rappresentanti della Chiesa Armena, che ricordiamo essere la prima Chiesa cristiana.

Chiesa che abbiamo scoperto visitando una decina di monasteri secolari, situati in luoghi molto suggestivi, come ad esempio il monastero Khor Virap, dove sorge la cella sotterranea in cui fu rinchiuso San Gregorio Illuminatore, primo Patriarca armeno, ora suo patrono, e che in quella terra introdusse il Cristianesimo nel 301.

Meraviglioso il panorama che da qua di gode, sul biblico Monte Ararat, dove approdò l’Arca di Noè, simbolo dell’Armenia, malgrado fisicamente si trovi su territorio turco.

Ma arrivati su questa terra, ai più sconosciuta, ci si è imbattuti con la realtà, con i postumi di un grande terremoto nel 1988, con il distacco dalla Russia nel 1991, ma soprattutto con la ferita ancora apertissima del genocidio del 1915, visibile visitando il memoriale, dove proprio il giorno dell’arrivo, il 24 aprile, si commemora l’orribile periodo e migliaia di armeni hanno deposto mazzi di fiori intorno al fuoco sempre acceso. Del terremoto si vedono poche tracce, ma la guida ha indicato un quartiere ricostruito dall’Italia e interventi di paesi europei.

Inoltre la visita alla casa delle Suore della Carità, fondata da Santa Teresa di Calcutta, gestita dall’Italiana suor Benedetta, ha portato alla luce la storia drammatica dei piccoli orfani sopravvissuti di cui si sono prese cura. 

Il distacco dalla Russia è stato traumatizzante dal punto di vista economico, portando il popolo ad almeno tre anni di dura carestia, causata soprattutto dalla cessazione delle attività industriali e produttive di proprietà sovietica.

Si sono visti siti di industrie abbandonati da un giorno all’ altro, con il conseguente licenziamento dei dipendenti. Ma è un popolo caparbio che non si è arreso e i risultati si vedono. La capitale, Yerevan, ha nuovi e eleganti quartieri residenziali come possono essere i più conosciuti europei. E nelle sere della già iniziata calda primavera, le strade sono piene di giovani, in un pub come nelle strade della movida, insomma come siamo abituati a Milano.

Angela Vitanza


Articolo pubblicato sul tabloid L’Eco di Milano e Provincia • Consulta il nostro archivio

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