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San Siro e la proposta di “Rigenerare la città” a costo zero. Può funzionare?

Uno studio dall’architetto Massimo Roj per un modello di sviluppo dei quartieri di edilizia popolare basato sulla partnership pubblico-privato.

Presentata a Palazzo Marino la proposta metodologica “Rigenerare la città” per la trasformazione urbana, sociale e ambientale del quartiere San Siro a Milano, partendo da piazza Selinunte.

Il progetto è stato ideato dall’architetto Massimo Roj, fondatore e CEO di Progetto CMR, insieme all’ingegnere Gianni Verga, all’avvocato Antonio Belvedere dello studio Belvedere Inzaghi & Partners e al dott. Fabio Bandirali.

La proposta è stata esposta da Simone Orlandi del Coordinamento Cittadino di Milano di Fratelli d’Italia insieme a Riccardo Truppo del Gruppo Consiliare di FDI del Comune di Milano e a Stefano Gorgoglione del gruppo di FDI del Municipio 7. 

Anche il Comune di Milano nelle persone del Sindaco Beppe Sala e dell’Assessore alla casa e piano quartieri Pierfrancesco Maran e la giunta di Regione Lombardia nelle persone del Presidente Attilio Fontana e dell’Assessore alla Casa Paolo Franco, hanno ricevuto la ricerca.

“Rigenerare la città” …a costo zero

L’approccio mira a migliorare i servizi offerti ai cittadini e a generare una maggiore diversità sociale, garantendo il diritto all’abitazione.

L’obiettivo è anche è ridurre al minimo l’utilizzo di risorse pubbliche per il rinnovamento urbano sfruttando la partnership pubblico-privato e quindi rinnovare l’edilizia popolare esistente senza costi aggiuntivi per l’Amministrazione Pubblica.

Il nuovo San Siro mischia le carte

Il quartiere ha attualmente 330.000 metri quadrati di edilizia popolare che attraverso un processo di demolizione e costruzione rimarrà tale aggiungendo una quota di edilizia libera che, si legge in un comunicato, “possa permettere l’integrazione di classi sociali diverse – a cui sommare i servizi: scuole, ospedali, uffici, ma anche palestre, centri sportivi, spazi culturali, giardini-parchi” 

“L’obiettivo – si legge in un comunicato – è creare una città più inclusiva, dove mamme single, anziani, studenti, giovani coppie ecc. possano convivere, innescando un processo virtuoso di integrazione che mette al riparo dall’effetto ghetto.” 

La proposta punto per punto

Qui riportiamo tutti i punti così come sono stati presentati

1 – La popolazione residente viene accomodata in edifici nuovi, situati nello stesso quartiere;

2 – Il nuovo quartiere sarà caratterizzato da edifici mixeduse (residenziale, commerciale, terziario) in modo da garantire una buona mixité sociale, anche grazie alla presenza di residenze temporanee, studentati, residenze per la terza età;

3 – Il consumo di suolo è pari a zero, inoltre 1/3 dell’insediamento è destinato a verde pubblico;

4 – Il processo urbanistico-edilizio è guidato dal principio della densificazione, sebbene nel rispetto della media della città di Milano;

5 – Il soggetto pubblico governa l’impostazione e controlla il processo; il soggetto privato opera negli ambiti definiti dal pubblico;

6 – Il processo in tre fasi:

 attività svolte dal soggetto pubblico: le amministrazioni interessate sottoscrivono il protocollo d’intesa, (le linee guida) per la redazione del masterplan, ed eventuale ratifica in consiglio comunale dell’accordo di programma.
 Affiancamento pubblico/privato: le amministrazioni interessate selezionano gli operatori privati, adottano il piano attuativo e conferiscono i titoli abilitativi.
3° Attività svolte dal soggetto privato: gli operatori privati sviluppano gli interventi e compensano le amministrazioni.

7 – I piani terreni degli edifici sono destinati ai servizi secondo quanto predisposto dal PGT: da quelli dedicati al welfare e alla sanità, fino agli spazi per la cultura, per l’associazionismo, e ai negozi di quartiere e di vicinato;

8 – Il processo di rigenerazione va verso la sostenibilità e l’autonomia energetica del patrimonio edilizio grazie all’uso di impianti fotovoltaici e geotermici, di pareti con captazione di energia;

9 – San Siro diventa smart grazie a un processo di digitalizzazione che investe sia gli edifici che il quartiere; 

10 – Il quartiere diventa interamente pedonale con accesso garantito ai mezzi di servizio e di soccorso;

11 – Un processo partecipativo e di accompagnamento sociale segue gli abitanti in tutte le fasi del progetto;

12 – Il progetto prevede l’insediamento delle così dette “funzioni rare”: università, spazi museali e laboratori per artisti e artigiani.

Può funzionare? Le criticità

Appare evidente che possono sorgere molti dubbi sulla proposta che seppur sia uno studio fatto con le “migliori intenzioni” sembra la rielaborazione utopistica fatta con un righello moderno di un quartiere disegnato con un righello di tanti anni fa.

La prima questione è come sia possibile prendere un’area con una densità abitativa tutto sommato abbastanza elevata e trovare lo spazio per aree verdi e commerciali aumentando ancor di più la densità stessa. Si può fare solo espandendosi (moltissimo) verso l’alto ed in effetti, sovrapponendo il disegno alla realtà, il quadrilatero dovrebbe alzarsi tanto quanto, se non di più del vicino CityLife.

Oltre al problema delle superfici si aggiunge la permeabilità viabilistica del quartiere, la disponibilità di parcheggi (che sembrano sparire) e, non per ultimo, il successo commerciale sia delle attività che dovrebbero nascere, sia della parte residenziale pubblica che dovrebbero sostenere l’intera operazione che si può valutare in qualche miliardo di euro.

L’idea è lanciata, ora spetta ai vari soggetti raccogliere la sfida …e le opportunità.

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