Da vent’anni, Santa Giulia è il cantiere che non finisce mai. Un progetto da 3,5 miliardi di euro, presentato come la più grande operazione di rigenerazione urbana d’Europa, che avrebbe dovuto trasformare un’area industriale dismessa in un quartiere modello, verde, sostenibile e all’avanguardia. Invece, a pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, il bilancio è desolante: bonifiche bloccate, cantieri in ritardo, negozi sfitti, strade polverose e transenne ovunque. Il simbolo di questa delusione è il PalaItalia, l’arena da 16.000 posti che dovrebbe ospitare le gare di hockey su ghiaccio, ma che a ottobre 2025 è ancora lontana dall’essere pronta. I test event previsti per l’autunno sono stati cancellati, e la consegna operativa, inizialmente fissata per fine 2024, slitta di mese in mese. “L’obiettivo era completare la struttura in tempo per collaudi e adeguamenti tecnici”, ricorda un tecnico del Comune, “ma oggi si corre contro il tempo, con il rischio di consegnare un’opera incompiuta”.
Santa Giulia doveva essere il biglietto da visita delle Olimpiadi: un quartiere moderno, con parchi, residenze, uffici, un’arena polifunzionale e un sistema di mobilità sostenibile. Invece, a meno di cento giorni dall’inaugurazione dei Giochi, l’area è un cantiere a cielo aperto, con scavi, polvere e cantieri fermi. “Durante le Olimpiadi ci saranno ancora transenne e buche”, ammette un funzionario comunale, “e molti dei progetti promessi non saranno realizzati”.
Il problema principale è l’amianto: le bonifiche, fondamentali per liberare i terreni e avviare i cantieri, sono bloccate da anni. “Il nodo amianto ha paralizzato tutto”, spiega un esperto ambientale. “Finché non si risolve, non si può costruire nulla di nuovo”. Intanto, i costi lievitano: la Fondazione Milano-Cortina, che gestisce le Olimpiadi, ha già accumulato un deficit patrimoniale di 150 milioni di euro, in peggioramento rispetto al 2023.
Il PalaItalia, progettato da David Chipperfield, è l’opera simbolo di Santa Giulia. Dovrebbe essere la più grande arena d’Italia, con 16.000 posti e una piazza da 10.000 metri quadrati per eventi estivi. Ma a ottobre 2025, la struttura è completata solo nella parte strutturale, e la consegna definitiva è prevista per il 15 dicembre 2025 – appena due mesi prima dell’inizio dei Giochi. “È una corsa contro il tempo”, conferma un ingegnere del cantiere. “Se ci saranno altri intoppi, non si esclude che alcune gare possano essere spostate”.
La gestione dell’arena è affidata alla multinazionale tedesca Eventim, che dovrebbe trasformarla, dopo le Olimpiadi, in un polo per concerti e eventi. Ma già ora si parla di extra-costi e ritardi: dei 98 interventi previsti per Milano-Cortina 2026, solo 9 sono stati completati. “Il rischio è che, invece di un’eredità per la città, ci ritroveremo con opere finite a metà e debiti da pagare”, denuncia un esponente del comitato di quartiere.
Santa Giulia non è solo l’arena. È un progetto urbano ambizioso, che prevede residenze, uffici, parchi e servizi. Ma dopo vent’anni, gran parte dell’area è ancora un deserto di cantieri e capannoni abbandonati. “Qui dovevano esserci negozi, scuole, giardini”, racconta un residente. “Invece ci sono solo buche e promesse”. Anche il Bosco della Musica, la nuova sede del Conservatorio Verdi, è in ritardo: il cantiere è partito solo ora, e la consegna è prevista per il 2027, ben dopo le Olimpiadi.
Il problema non è solo tecnico, ma anche politico e amministrativo. “Ogni volta che sembra si possa partire, saltano fuori nuovi ostacoli: permessi, contenziosi, mancanza di fondi”, spiega un urbanista. “È come se nessuno volesse davvero che questo quartiere nasca”.
Milano-Cortina 2026 doveva essere l’occasione per sbloccare Santa Giulia. Invece, i Giochi rischiano di diventare l’ennesimo alibi per ritardi e sprechi. “Si parla di legacy, di eredità per la città”, ironizza un attivista del quartiere, “ma se le opere non vengono finite in tempo, che eredità sarà?”.
Intanto, i residenti guardano con scetticismo ai bus sostitutivi promessi per collegare l’arena alla città, visto che la metrotranvia non sarà pronta in tempo. E mentre i cantieri procedono a singhiozzo, il quartiere resta un cantiere senza fine, con negozi sfitti, strade dissestate e un futuro sempre rinviato.


