Virtus Segafredo Bologna 73Air Armani Exchange Milano 62
Belinelli 15, Gamble 0, Markovic 7, Ricci 5, Weems 14, Teodosic 10, Nilìkolic 0, Hunter 6, Adams 0, Alibegovic 6, Pajola 8, Abass 2.Micov 0, Datome 10, Hines 10, Shields 16, Leday 2, Brooks 0, Punter 11, Cinciarini 5, Biligha 0, Rodriguez 8, Moraschini 0, Wojciechowski 0. 
Tiri liberi: 7/9, da due 15/38, da tre 12/32Tiri liberi: 17/21, da due 15/31, da tre 5/21
Allenatore: DjordjevicAllenatore: Messina

Parziali: 19-24; 22-19;14-8; 18-11
Arbitri: Manuel Mazzoni, Alessandro Martolini, Denny Borgioni.

La Virtus vince il sedicesimo titolo a distanza di 20 anni dall’ultimo, quello di un’annata magica bagnata dal successo anche nell’Eurolega e in Coppa Italia. Bologna ha dominato l’Olimpia sul piano del ritmo, ha saputo difendere nei momenti di difficoltà, ha aperto le ali quando Milano ha dato quei piccoli ma continui e duraturi segnali di cedimento. 

Messina ha cercato di giustificare il puntuale calo di Milano negli ultimi dieci minuti di ogni cara con il deficit fisico, la sensazione è che il suo sia un apprezzabile tentativo di voler difendere il gruppo. Il coach è il meno responsabile, ha sfiorato la finale di Eurolega non raggiunta solo per uno sfortunato episodio, ha portato l’Olimpia alla finale scudetto.  

Troppi giocatori son venuti meno in queste quattro gare, a iniziare da Leday e Rodriguez che stasera hanno deluso oltre il tollerabile.

Primo tempo in equilibrio

Markovic in layup firma i primi 5 di Bologna ma l’Olimpia non sta a guardare e con Shields si porta avanti l’Olimpia (5-6), Milano dà la sensazione di essere scesa sul parquet con un’altra grinta e difende con ordine. Datome mette dentro 5 punti consecutivi e l’Armani fa il primo allungo della serata di sei (9-15). 

Già 4 le palle perse da Bologna in cinque minuti (saranno 6 quelle di Milano nei primi 4’ del secondo quarto). Teodisic commette il secondo fallo, Bologna esaurisce il bonus e il serbo è chiamato in panchina da Djordjevic. Arriva la tripla dell’ex Punter e con il successivo backdoor su assist di Cianciarini l’Olimpia allunga e chiude il primo quarto avanti di 5 (19-24).  

Le Vnere sembrano sorprese dal cambio di passo degli avversari e allora è Pajola a caricarsi sulle spalle il gruppo e a portare i maggiori pericoli sotto il canestro milanese. A questo punto, puntuale come nelle gare precedenti, arriva il black-out dell’Olimpia e la Segafredo piazza un parziale di 13 a 0 (30-27) interrotto da un canestro di Datome. L’ex Fenerbache tocca la doppia cifra raggiunto poco dopo da Shields mentre Rodriguez e Leday sono fermi a due. Markovic esce per tre falli e al suo posto entra Teodosic che ne ha due. A un minuto dal termine lo spagnolo realizza la prima tripla della serata ma subito dopo commette un antisportivo. 

L’Olimpia in tre occasioni è andata avanti di 8, ha subito 13 punti senza farne uno ma, come nelle precedenti gare, il punteggio di fine tempo vede sempre le due squadre appaiate: 41-43.

Il solito crollo nell’ultimo quarto

Rodriguez fa disperare Messina in avvio di terzo quarto: prima un tiro dai 6,75 forzato, poi una palla persa e Bologna non si lascia sfuggire l’occasione per riportarsi avanti (48-45). L’Olimpia sa di non poter rallentare. Hines alza il livello dell’intensità, il Chacho, dal canto suo, prosegue a litigare con il tiro dalla distanza (1/5) e Messina non può far altro che sostituirlo. Si segna poco anche se i ritmi sono altissimi. L’Olimpia si disunisce in attacco ma la Virtus non è da meno. Milano è più tonica sul piano atletico, recupera palle, tiene alta la concentrazione. Le due squadre tirano con percentuali basse ma Tedodosic con una tripla a fil di sirena manda Bologna a +4 (55-51). 

Quando Belinelli piazza la bomba, gli incubi di quei maledetti ultimi dieci minuti si riaffacciano davanti agli occhi dei ragazzi di Messina. L’ex Nba si ripete un minuto dopo con l’Olimpia che si fa male da sola: conclusioni azzardate, confusione che prende il sopravvento con Leday e Rodriguez irriconoscibili. Messina non sa più cosa fare per trovare qualcuno in grado di attaccare la difesa avversaria.

A 3’ dalla fine la gara è già nella cassaforte della Segafredo. Vittoria ineccepibile quella della Segafredo, è tempo di guardarsi negli occhi, invece, all’Olimpia. 

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