La Giunta Regionale ha approvato in extremis – il 30 dicembre 2025 – la Delibera n. 5589 sugli “Indirizzi di programmazione del sistema sanitario e sociosanitario lombardo per il 2026”. Un testo voluminoso, oltre 100 pagine, presentato dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso come una “visione chiara e integrata” per una sanità più accessibile, territoriale e innovativa. “È un atto che mette al centro la persona”, ha dichiarato Bertolaso, puntando sulla riduzione delle liste d’attesa, sul rafforzamento delle Case della Comunità, sugli investimenti in prevenzione, ricerca e digitale, il tutto in equilibrio economico e in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Sulla carta, ambizioni elevate: un nuovo piano operativo contro le attese (agende sempre aperte, monitoraggio ALPI, appropriatezza prescrittiva, percorsi per priorità B, dematerializzazione ricette); target stringenti per i direttori generali (20 punti su 100 legati alle attese); potenziamento territoriale con fino a 42 milioni per i fragili; 20 milioni per ricerca clinico-assistenziale e avvio CAR-T; reti oncologiche rafforzate; telemedicina, FSE 2.0, IA negli screening; razionalizzazione spesa e biosimilari. Un piano “olistico”, dicono i sostenitori.
Ma la realtà è ben diversa. La delibera ha scatenato un fuoco di fila dalla minoranza in Consiglio Regionale – PD, Sinistra Italiana, Alleanza Verdi e Sinistra – che la bollano come “retorica”, “insufficiente” e “certificazione delle distorsioni” del sistema. In un contesto segnato dallo scandalo San Raffaele (dicembre 2025: caos reparti con infermieri inadeguati da coop esterne, ritardi gravi, diffida ATS, inchiesta procura), la programmazione 2026 appare a molti un maquillage su un malato cronico: sottofinanziamento personale, dipendenza dal privato accreditato, liste d’attesa croniche, privatizzazione strisciante. Questo reportage, basato su dichiarazioni ufficiali, interventi in aula e testimonianze sul campo, evidenzia le obiezioni più dure.
Milva Caglio (Sinistra Italiana Lecco, Alleanza Verdi e Sinistra) è tranchant: “Il nodo centrale resta la totale assenza di investimenti sul personale sanitario e sociosanitario. Non esistono analisi del fabbisogno reale di risorse umane, piani per il turnover contro dimissioni e pensionamenti, misure per rendere attrattivo il lavoro pubblico”. La delibera fissa obiettivi ambiziosi “a costo zero” rispetto al 2025, in nome della “compatibilità economica”. “Non è possibile ridurre liste d’attesa e rafforzare prossimità senza risorse aggiuntive”, denuncia Caglio. Peggio: manca un bilancio sul 2025 – nessuna valutazione esiti, analisi inefficienze, assunzione responsabilità. “Questa delibera non governa il sistema, ma ne certifica le distorsioni: senza personale strutturale, sempre più sbilanciata verso il privato, povera di governo pubblico, lontana dai bisogni reali”.
Il PD, guidato dal capogruppo Pierfrancesco Majorino, lega le critiche allo scandalo San Raffaele: “Ciò che è accaduto è gravissimo, ma Fontana e Bertolaso continuano a fornire risposte evasive, elusive e autoassolutorie”. Majorino parla di “caso Lombardia”, non isolato: fallimenti sistemici da dipendenza privato accreditato. “Non minimizzare, ma riorganizzare radicalmente la sanità, opponendosi al modello ‘paga per essere curato’”.
Fulcro della delibera, le attese sono il tallone d’Achille. Il PD è durissimo: “L’annuncio di Bertolaso lascia senza parole”. Da undici anni manca il CUP unico regionale, promesso per razionalizzare agende e tempi, ma mai realizzato. Nomisma certifica tempi in allungamento, spingendo verso privato. Nel 2025, 10 milioni extra al privato accreditato per abbattere attese: “Aumenta solo dipendenza dal privato, senza rafforzare il pubblico”, dice Caglio. La cabina di regia permanente annunciata a gennaio 2026? Per Majorino, “un annuncio che lascia senza parole” in un sistema in emergenza.
Un fronte caldo: l’estensione intramoenia “super” (delibera settembre 2025, integrata nel 2026). ANAAO e critici la vedono come passo verso privatizzazione mascherata: strutture pubbliche obbligano convenzioni pre-scritte con fondi integrativi a tariffe inferiori, spostando pazienti dal pubblico al privato. “Viola equità accesso, indebolisce SSN, favorisce chi può pagare extra”. Eredità decreto 502/1992: fondi integrativi e ALPI per placare medici sottopagati senza alzare stipendi pubblici.
Ottobre 2025: bocciata (39 contrari, 23 favorevoli) proposta PD iniziativa popolare (oltre 100.000 firme) per eliminare equivalenza pubblico-privato, programmare su bisogni reali, ridurre attese, ricostruire territorio, aumentare trasparenza. Matteo Piloni (PD): “Grande occasione persa”. La maggioranza (Riccardo Vitari, Lega): “Proposta inutile e strumentale”, difendendo modello con 6 milioni prestazioni annue gratuite. Presidi fuori Pirellone, striscioni “Vuoi farti curare? Paga!”.
A Milano, un medico di base anonimo: “Case della Comunità? Solo cambio nome a vecchi poliambulatori, senza personale extra o integrazione reale”. Nel Pavese, pazienti fragili: attese infinite domiciliari, nonostante 42 milioni promessi. Scandalo San Raffaele amplifica: “Bertolaso difende se stesso e privatizzazioni”, tuona Majorino, chiedendo revisione accreditamenti.
Olimpiadi 2026: Opportunità o Rischio?
La delibera prevede reti dedicate per emergenze. Ma opposizione: “Con sistema fragile, come gestire milioni visitatori?”. Majorino: “Rischio enorme”.
La programmazione 2026 promette rivoluzione, ma obiezioni minoranza – assenza investimenti personale, dipendenza privato, ritardi CUP, privatizzazione strisciante – dipingono quadro critico. Come dice Caglio: “Prevenzione e prossimità restano slogan”. Per 10 milioni lombardi, 2026 sarà test decisivo: fatti concreti o ennesime promesse? La sanità regionale, un tempo eccellenza, resta arena divisa: tra retorica governativa e realtà quotidiana di attese, sottofinanziamento e disuguaglianze. La minoranza non molla: “Continueremo a insistere per cambiarla”.


