Un 50enne di Milano, amministratore unico di un’azienda farmaceutica milanese, è stato arrestato dai Carabinieri con accuse gravissime nell’ambito dell’indagine “Tutela della famiglia, dei minori e di altri soggetti deboli”: violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali aggravate nei confronti di un giovane donna.
Il fatto
La studentessa universitaria, di 21 anni, ha raccontato alle forze dell’ordine di essere stata invitata il 26 marzo scorso ad un incontro per uno stage formativo e di aver perso i sensi dopo aver bevuto un caffè.
Le indagini hanno fatto emergere che Antonio Di Fazio, questo il nome reso noto dai Carabinieri, aveva aggiunto al caffè e a un succo d’arancia una quantità di Bromazepam (uno psicofarmaco della famiglia delle benzodiazepine) sufficiente a farle perdere i sensi.
La ragazza si è risvegliata il giorno successivo nella propria abitazione ancora stordita e con addosso i vestiti indossati il giorno precedente. Dopo un accertamento presso clinica milanese ha sporto denuncia ai Carabinieri della Compagnia Milano Porta Monforte.
Le indagini
Gli investigatori, grazie a tabulati telefonici, immagini degli impianti di videosorveglianza e dei dati gps dello smartwatch della vittima, hanno ricostruito l’accaduto, eseguito le perquisizioni nella casa dell’uomo e fatto scattare le manette nonostante un tentativo dell’uomo di costruirsi un alibi.
Gli investigatori hanno trovato su computer e telefoni dall’imprenditore immagini che provano la “violenza sessuale aggravata”, reato che, anche in assenza di stupro (inteso come congiunzione carnale non consensuale) è punito con una pena da 6 a 12 anni di reclusione. Non ci sono prove (a noi note) che sia stato consumato un rapporto sessuale ma i reperti fotografici, il ritrovamento del farmaco occultato in un pensile della cucina e il già citato tentativo di depistaggio, mettono l’accusato in una posizione particolarmente grave.

Sembra poi che non sia la prima volta. Appare scontato pensare che negli “archivi” di Di Fazio gli investigatori abbiano trovato materiale ricollegabile ad altre vittime: “Sono in corso ulteriori accertamenti – si legge in una nota dei Carabinieri – volti ad identificare le altre donne che, in passato, hanno subito abusi sessuali da parte dell’indagato con lo stesso modus operandi”.
Le forze dell’ordine lanciano un appello a tutti coloro che “abbiano incontrato l’imprenditore, accusando successivamente uno stato d’incoscienza” invitandoli a contattare i Carabinieri della Compagnia Milano Porta Monforte, sita in viale Umbria n. 62.
Foto di copertina: Bill Oxford


